Beffa delle bollette a 30 giorni: fatture più care
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Beffa delle bollette a 30 giorni: fatture più care

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Bollette, si torna a 30 giorni, ma le fatture risultano essere più care: ecco cosa fare e come chiedere gli eventuali rimborsi

Dal trucco della fatturazione a 28 giorni alla beffa delle bollette a 30 giorni: il passo è breve. Le bollette sono sì tornate alla fatturazione ogni 30 giorni, ma risultano essere più care. Ecco cosa è successo.

La legge ha abolito le bollette a 28 giorni, imponendo il ritorno alla fatturazione a 30 giorni. D’ora in avanti, dunque, le bollette saranno 12 all’anno, ma saranno anche più care per coprire i costi della tredicesima. Tutto ciò si traduce in una vera e propria beffa ai danni degli utenti, che a vedranno svuotarsi le proprie tasche a vantaggio delle compagnie telefoniche. In sintesi è vero che le bollette saranno a 30 giorni, invece che a 28. Il tutto però si traduce in una specie di presa in giro per il consumatore.

Bollette più care: cosa fare

Resta inteso il diritto degli utenti di chiedere e ottenere il rimborso di quando indebitamente versato. Le compagnie telefoniche sono infatti tenute alla restituzione delle somme indebitamente percepite da parte dagli utenti nel caso di violazione dell’obbligo di cadenza mensile. L’obbligo per l’operatore è quello di pagare al consumatore interessato un indennizzo forfettario, non inferiore a 50 euro.

L’indennizzo sarà inoltre maggiorato di 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima. È anche prevista la corresponsione degli interessi maturati sulle somme ingiustamente versate.

Bollette a 30 giorni: disdetta e rimborso

È bene sapere che la decisione delle compagnie telefoniche di diminuire il numero delle bollette ma facendole più care è già stata impugnate dal Codacons davanti all’Antitrust. Nel frattempo gli utenti si chiedono però se un comportamento del genere sia legittimo. Per legge agli operatori è sempre consentito procedere a una modifica unilaterale delle proprie condizioni contrattuali. Questo può avvenire anche nel corso di un rapporto già in essere con il proprio cliente.

Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche impone altresì agli operatori l’obbligo di dare notifica delle modifiche con preavviso di almeno 30 giorni rispetto all’entrata in vigore. L’operatore deve inoltre informare l’utente della possibilità di recedere dal contratto o di passare a un altro operatore. Tutto questo ovviamente senza penali né costi di disattivazione.

In quest’ultimo caso, l’utente dovrà comunicare la volontà di non aderire alle modifiche proposte. Lo dovrà fare sempre entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione. L’utente ha sempre l’ultima scelta, ossia quella della disdetta. Il punto è che la scelta non sarà più tale se tutte le compagnie dovessero muoversi all’unisono.

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