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Bergamo, il direttore del reparto di Rianimazione: “I posti letto sono tutti occupati”

La preoccupazione negli occhi di chi ha vissuto l'emergenza nel 2020 all'ospedale di Bergamo: "Le cose sono tornate a peggiorare"

bergamo

I numeri del contagio continuano ad aumentare, e tra i medici c’è la preoccupazione di dover tornare a vivere momenti drammatici con le terapie intensive al collasso. Il ricordo di marzo 2020 del direttore del reparto di Anestesia di Bergamo.

Bergamo, il ricordo del 2020 da parte del direttore del reparto di Rianimazione

Momenti impressi nella mente che non si scorderanno più: è ciò su cui concordano medici e infermieri bergamaschi quando si parla di marzo 2020. La pandemia non è ancora finita, i contagi stanno tornando a salire e c’è chi rivive quei tragici momenti sperando non tornino più. All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo a inizio pandemia si lavorava dalle 12 alle 14 ore al giorno, come racconta Fabrizio Fabretti, direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione.

“È stato un dramma -ha raccontato a ilfattoquotidiano.it-. Non dimenticheremo mai quei giorni. Il problema, però, è che le cose sono tornate a peggiorare” commenta preoccupato il dottore. Nelle ultime settimane, difatti, si è registrato un sensibile aumento dei ricoveri nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale bergamasco. “Riusciamo a dimettere qualcuno, ma poi arriva un nuovo paziente” commenta Fabretti.

“A Bergamo i posti letto sono tutti occupati”

La situazione all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, così come in altri ospedali italiani, inizia a far preoccupare i medici: “A oggi, i posti letto sono tutti occupati -spiega il direttore dell’Unità di Anestesia-.

E se il trend è questo, dovremo aumentarli. La Lombardia ha aumentato i posti letto, da oggi, a 75, e solo due sono liberi. Negli altri ospedali della Bergamasca si stanno attrezzando con ulteriori spazi per la degenza” spiega Fabretti. Ancora una volta arriva la conferma sull’efficacia del vaccino: “Circa nove pazienti su dieci non hanno ricevuto alcuna dose” spiega Fabretti. Ma c’è di più: “Nel 90% dei casi, chi entra in terapia intensiva ed è vaccinato esce sulle proprie gambe.

Senza vaccino, la percentuale scende di molto” conferma il medico.

Ospedale di Bergamo, ricoverati anche 35-40enni

“L’età media varia dai 50 agli 80 anni, ma abbiamo avuto anche 35-40enni -aggiunge Fabretti-. Dietro alle persone che non si vaccinano ci sono le motivazioni più disparate. In genere c’è la paura. Gli irriducibili, quelli iper convinti, di solito sono pochi”. Per il medico, a questo punto ci sono due opzioni: “Si tratta di scegliere tra un rischio minimo, vicino allo zero, e un rischio molto più consistente. Chi non vuole vaccinarsi, si faccia convincere da chi vede pazienti Covid in fin di vita, che non hanno altre comorbidità, ma solo danni ai polmoni, e fa il possibile per curarli -conclude il medico-. Non sto parlando solo dei rianimatori, ma anche degli infermieri, che fanno un grandissimo lavoro, di grande sacrificio, anche fisico, e che voglio ringraziare pubblicamente”.

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