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Bimbo morto a Napoli, il collaboratore domestico: “L’ho lasciato cadere e poi sono andato in pizzeria”

Il collaboratore domestico arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul bimbo morto a Napoli ha raccontato com'è avvenuto l'incidente.

Bimbo morto a Napoli

Interrogato dagli inquirenti, il collaboratore domestico fermato nell’ambito del caso del bimbo di 3 anni caduto dal balcone e morto a Napoli ha ricostruito gli attimi della tragedia raccontando di aver lasciato precipitare il piccolo per poi fuggire e andare in pizzeria.

Bimbo morto a Napoli: parla il collaboratore

L’uomo ha spiegato di essere uscito sul balcone con il piccolo in braccio perché sentiva delle voci provenire da sotto. A quel punto, a causa di un forte capogiro, ha lasciato cadere Samuele: “Non mi sono nemmeno affacciato perché ho avuto paura, infatti mi sentivo in colpa per quello che era accaduto“.

Ha quindi lasciato velocemente l’abitazione ed è andato nel Rione Sanità a mangiare una pizza perché aveva “una fame nervosa scaturita dalla paura“.

Poi si è fermato in un bar e alla fine è ritornato nell’abitazione dove è stato rintracciato nella serata di venerdì 17 settembre dagli agenti della Squadra Mobile, che lo hanno sottoposto al fermo con l’accusa di omicidio.

Bimbo morto a Napoli, parla il collaboratore: famiglia nonsapeva dei problemi psichici

Cannio ha riferito agli investigatori di avere iniziato da poco a lavorare presso la casa del piccolo, tanto che ancora non aveva fornito il suo numero di cellulare alla madre.

Ha inoltre specificato che la famiglia non sapeva che soffriva di schizofrenia né che fosse in cura. Attualmente si trova detenuto in carcere.

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