La maggioranza al Senato ha modificato all’ultimo momento una mozione legata alla sicurezza energetica, eliminando il riferimento all’ipotesi di revisione dell’obiettivo del 5% del Pil per la spesa militare in ambito NATO. La decisione ha acceso un confronto politico tra governo e opposizioni, tra spiegazioni di opportunità parlamentare e accuse di retromarcia dettata da pressioni interne ed esterne.
Spese Nato, maggioranza frena in Senato: cosa è accaduto
Come riportato dall’Adnkronos, nel contesto di una mozione parlamentare legata ai riflessi economici della sicurezza energetica, la maggioranza al Senato ha fatto marcia indietro su una parte considerata politicamente sensibile. Secondo diverse ricostruzioni, ci sarebbe stato un intervento dell’esecutivo sul testo originario presentato dal centrodestra, eliminando in extremis il passaggio che apriva alla revisione dell’obiettivo del 5% del Pil per la spesa militare in ambito NATO.
Nel documento finale distribuito in Aula sarebbe infatti scomparso il punto 8, che prevedeva di “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”.
Sarebbe stata rimossa anche la parte introduttiva che richiamava tale impostazione.
Fonti parlamentari del centrodestra, interpellate dall’Adnkronos, hanno sostenuto che il riferimento fosse fuori tema rispetto all’oggetto della mozione: “Era una mozione sull’energia. Quel punto era del tutto estraneo”. Dalla maggioranza è inoltre filtrata la versione secondo cui l’esecutivo non sarebbe stato informato della stesura iniziale: “Nessuno del governo sapeva nulla”.
Caos nel Governo sulle spese Nato: la mozione al Senato e il dietrofront
Come riportato dall’Adnkronos, sul piano politico, il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo avrebbe spiegato che la questione della spesa NATO richiede una gestione più prudente e condivisa: “Era una mozione di tutti quanti, poi ci siamo accorti che non era il caso di discutere di questo tema, che è un tema delicato, dove ci sono sensibilità differenti, c’è Crosetto che è per la Difesa, Giorgetti che dice ‘prudenza nei conti’, la Meloni che sta giocando una partita importante in Europa. Quindi invece di discuterne in Aula, abbiamo pensato fosse meglio discuterne in altre sedi e quando si troverà equilibrio, a quel punto, andremo in Aula”. Avrebbe inoltre aggiunto: “La mozione era partita da Forza Italia”.
Sulla stessa linea la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi, che ha ridimensionato il caso affermando: “La valutazione è stata fatta dal Parlamento, ci tengo a sottolinearlo. Parliamo di un argomento su cui si sta discutendo a livello europeo. Non era il momento né la sede per discuterne oggi. Non bisogna farne un caso”.
Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. Il Partito Democratico ha denunciato la retromarcia, con il capogruppo Francesco Boccia che ha chiesto chiarimenti sui rapporti interni alla maggioranza: “È successo qualcosa tra Salvini, Tajani e Meloni?”. Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato la vicenda parlando di incoerenza e condizionamenti esterni sul riferimento al 5% del Pil. Più dura Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito la vicenda uno “scandalo politico”, parlando di “telefonate di richiamo” e di pressioni esterne.