La Cisgiordania è nuovamente al centro di una spirale di violenza che sembra non avere fine. Gli ultimi episodi, avvenuti nella mattina del 24 luglio, hanno visto più di 20 coloni israeliani del insediamento illegale di Havat Gilad attaccare le case palestinesi a Tal, a sud-ovest di Nablus. La situazione è rapidamente degenerata, con conseguenze drammatiche per entrambe le parti.
Questo episodio non è un caso isolato, ma fa parte di una tendenza preoccupante che vede un aumento delle violenze e delle tensioni nella regione. La risposta del governo israeliano, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu è stata immediata e decisa, con un’ampia operazione militare che ha coinvolto 26 battaglioni dell’esercito. Ma cosa sta realmente accadendo in Cisgiordania e quali sono le conseguenze di questa escalation?
L’attacco a Tal e le sue conseguenze immediate
L’attacco a Tal è iniziato con i coloni che hanno cercato di entrare nelle case palestinesi. I residenti sono riusciti a respingerli inizialmente, ma i coloni sono tornati poco dopo, questa volta accompagnati dai soldati israeliani. Le immagini dei video mostrano un uomo palestinese che prende il fucile di un colono e spara, uccidendolo, prima di essere a sua volta ucciso dai soldati.
Questo episodio ha scatenato una violenta reazione che ha portato alla morte di quattro palestinesi della famiglia Ramadan, un colono e un soldato israeliano.
La violenza non si è fermata qui. Nei giorni successivi, le forze israeliane e i coloni hanno intensificato le loro azioni, con raid notturni, arresti, demolizioni di case e blocchi stradali. Le operazioni militari sono state condotte in diverse città, tra cui Jenin, Tubas, Ramallah, Hebron, Betlemme, Tulkarem e Gerusalemme Est occupata. In Nablus, le forze israeliane hanno fatto irruzione in un ospedale, arrestando medici e pazienti.
Nuovi insediamenti illegali
In aggiunta alla violenza, sono stati segnalati nuovi insediamenti illegali. Secondo le fonti, quattro nuovi avamposti sono stati costruiti vicino a Tal e ai villaggi di Awarta, Qusra e Jabal Ubayd. Questo porta il numero totale di nuovi avamposti illegali costruiti nella prima metà del 2026 a 42, la maggior parte dei quali sono agricoli e concentrati nelle aree di Hebron, Ramallah e Nablus.
La risposta del governo israeliano e le dichiarazioni dei ministri
Il primo ministro Netanyahu ha ordinato una operazione militare su larga scala che include la demolizione della casa dell’attaccante palestinese, la revoca dei permessi di lavoro nelle aree definite “hotspot del terrorismo”, il rafforzamento delle unità militari e l’accelerazione della “regolarizzazione” delle fattorie e degli avamposti dei coloni. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato che la risposta sarebbe stata un “pugno di ferro“. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha affermato che ogni villaggio della Cisgiordania dovrebbe subire la stessa sorte di Beit Hanoon a Gaza.
Le dichiarazioni dei ministri israeliani riflettono una politica di dura repressione che sembra alimentare ulteriormente le tensioni. La situazione è resa ancora più complessa dalle elezioni imminenti in Israele, previste per ottobre, che spingono il governo a cercare di guadagnare consenso tra l’elettorato più estremista.
La violenza dei coloni e le conseguenze per i palestinesi
Gli attacchi dei coloni non si sono limitati a Tal. In tutto il weekend, sono stati segnalati 30 attacchi separati in diverse parti della Cisgiordania. In Sarra, a sud-ovest di Nablus, i coloni hanno bruciato sei case e cinque veicoli, ferendo tre villici. In Farata, a est di Qalqilya, i coloni hanno appiccato il fuoco a una falegnameria, due case e terreni agricoli, ferendo cinque palestinesi.
Prima dell’alba di domenica, i coloni hanno appiccato il fuoco a due moschee in attacchi definiti “prezzo del taglio“. Una delle moschee, al-Rahma a Qusra, era in costruzione e le pareti sono state imbrattate con graffiti in ebraico che recitavano “vendetta per Benayahu“, il colono ucciso a Tal. La seconda moschea, a Kour vicino a Tulkarem, è stata imbrattata con slogan razzisti.
Un’altra vittima della violenza è stata una donna incinta di sei mesi, che ha perso il bambino a causa delle restrizioni imposte dai soldati israeliani. Inoltre, le forze israeliane hanno chiuso diverse strade nella Cisgiordania settentrionale, rendendo difficile l’accesso ai servizi medici e di emergenza.
La situazione in Cisgiordania è critica e richiede un’intervento urgente per prevenire ulteriori spargimenti di sangue e garantire la sicurezza e i diritti di tutti i residenti.
