In un contesto di alta tensione diplomatica, le delegazioni di Iran e Stati Uniti si sono incontrate a Lucerna, in Svizzera, per discutere questioni cruciali come il programma nucleare iraniano e la situazione dello Stretto di Hormuz. La situazione è complessa e delicata, con dichiarazioni contrastanti e sviluppi che si susseguono rapidamente.
La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, e quella statunitense, con a capo il vicepresidente JD Vance, si sono ritrovate a Burgenstock per colloqui mediati da Pakistan e Qatar.
Il ministero degli Esteri elvetico ha confermato l’inizio dei colloqui nella mattinata del 21 giugno, con la partecipazione del premier pakistano Muhammad Shehbaz Sharif.
Le tensioni e le dichiarazioni delle delegazioni
Nonostante le tensioni iniziali, con la delegazione iraniana che aveva valutato di ritirarsi in segno di protesta contro le minacce del presidente statunitense Donald Trump, i colloqui sono proseguiti.
Un funzionario ha riferito che “la delegazione iraniana non è andata via e i colloqui sono ancora in corso”.
Tra i punti chiave discussi ci sono la questione del nucleare e dello Stretto di Hormuz. Un diplomatico americano ha sottolineato che “su Hormuz sono stati fatti progressi” e che ci si è “concentrati anche su tutti gli elementi dell’accordo sul nucleare”.
Tuttavia, la situazione rimane delicata, con Teheran che avverte: “Lo stretto di Hormuz rimane chiuso”.
Le dichiarazioni di Netanyahu e Vance
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele non accetterà compromessi su armi nucleari da parte dell’Iran, dichiarando: “Non possono averle, finché sarò premier questo non accadrà”. Nel frattempo, il vicepresidente statunitense JD Vance, in partenza per la Svizzera, ha dichiarato: “Dobbiamo continuare a gestire la situazione fra Israele e Libano”. Vance ha anticipato che la sua permanenza in Svizzera durerà al massimo uno o due giorni e ha auspicato progressi sul dossier del nucleare e sulla tregua in Libano.
“Queste sono le due cose su cui penso siamo concentrati. Sono sicuro che gli iraniani avranno dei temi su cui vogliono parlare”, ha aggiunto Vance. Intanto, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto qualsiasi ipotesi di zona di sicurezza israeliana in Libano, dichiarando: “La permanenza delle truppe israeliane sul territorio libanese è impossibile”.
Gli sviluppi sul campo e le vittime
Nel sud del Libano, almeno sette persone, tra cui un bambino, sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nella Bekaa occidentale e nella regione di Tiro, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità di Beirut. La situazione sul campo rimane critica, con continui scontri e vittime civili.
Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha dichiarato che “il cessate il fuoco dichiarato è fragile e dobbiamo mantenere un alto livello di prontezza per l’eliminazione delle minacce che si presentano e per una rapida transizione alla ripresa delle operazioni, se necessario”. Zamir ha sottolineato che Israele è impegnato in un’operazione su più fronti e continua a difendersi dall’organizzazione terroristica Hezbollah.
Le dichiarazioni di Trump e Ghalibaf
Donald Trump ha espresso delusione per l’incapacità di Israele di neutralizzare Hezbollah, criticando l’alleato e aprendo alla possibilità di dare carta bianca alla Siria. “Non sanno fare nulla senza abbattere edifici”, ha detto Trump in un’intervista a Fox. Inoltre, Trump ha avvertito l’Iran di non chiudere lo Stretto di Hormuz, dichiarando: “Se lo chiudete, non avrete più un Paese”.
Il capo negoziatore iraniano Mohammed Ghalibaf ha risposto alle minacce di Trump su X, scrivendo: “Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni, le nostre forze armate sono pronte a rispondere”.
La situazione rimane complessa e delicata, con le delegazioni che continuano a discutere e le tensioni sul campo che non accennano a diminuire. Le prossime ore saranno cruciali per capire se i colloqui porteranno a un accordo o se la situazione peggiorerà ulteriormente.