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Raccolta fondi per il tumore di Patrick: “Il tempo stringe”

Nel 2018 gli hanno diagnosticato un tumore maligno. Dopo l'annuncio della fidanzata, è stata aperta una raccolta fondi

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Una vita che è ancora degna di essere vissuta e lui ne ha tutto il diritto. Non si può abbandonare un sogno di vita a 40 anni. Patrick Majda vive a Bologna. Nella vita fa l’operaio meccanico, è appassionato di sport e da due anni ha trovato l’amore, Luciana Grieco.

Poi l’inizio di un calvario. Nel 2018 gli è stato diagnosticato un tumore maligno: adenocarcinoma mucinoso al colon con Kras mutato e metastasi al fegato. Dopo un intervento all’Ospedale Maggiore di Bologna e undici cicli di chemioterapia, il tumore è ancora lì. Per via di alcune complicazioni seguite all’operazione, Patrick assume farmaci anticoagulanti che gli impediscono l’accesso ad altre cure chemioterapiche. Al momento in Italia non ci sono altri protocolli standard o sperimentali che possano salvargli la vita.

L’unica speranza per Patrick è il Penn Medicine’s Abramson Cancer Center Clinical di Philadelphia, ma le cure costano tanto.

Per questo motivo, la fidanzata Luciana ha lanciato un appello a Tgcom24. “Il tempo stringe”, ha dichiarato con tutto il suo amore per Patrick. Quindi, è stata aperta una raccolta fondi con l’obiettivo di raggiungere la cifra necessaria: 500mila euro. “Aiutateci, stavamo provando ad avere un bimbo. Non si può abbandonare un sogno di vita a 40 anni”, ha detto Luciana.

Il tumore di Patrick

Individuazione del cancro e diagnosi sono arrivate nel gennaio 2018, ha raccontato la compagna. C’era stato un primo segnale nel novembre del 2017, quando Patrick aveva avuto dei forti dolori addominali e si era recato al pronto soccorso per capire di cosa si trattasse. L’hanno rimandato a casa senza fargli nessun tipo di accertamento, ma lui non si è arreso. Così, ha continuato Luciana, Patrick ha deciso di rivolgersi al medico di base e, su consiglio di quest’ultimo, ha fatto una serie di esami.

Solo a gennaio, tramite la colonscopia, “abbiamo preso consapevolezza di quello che stava succedendo”, ha detto la fidanzata a Tgcom24. E ancora: “Da quel momento abbiamo consultato vari chirurghi e oncologi per capire se procedere prima con la chemio e poi con l’operazione o viceversa. Dopo aver sentito diversi pareri, si è deciso di procedere con l’intervento per rimuovere con urgenza quello che c’era”. Il tumore era già esteso.

Dopo l’operazione, Patrick è rimasto 40 giorni in ospedale. “L’intervento in sé è andato bene, ma poi ci sono state delle complicazioni“. Riprende così la drammatica spiegazione della fidanzata. “Ha avuto una trombosi venosa profonda. Questo ha portato a delle ischemie, è stato in coma cinque giorni. Ma, grazie alla sua forza di volontà, è riuscito a venirne fuori”. Con orgoglio ha proseguito: “Si è ripreso, ha dovuto fare riabilitazione. Aveva una ridotta capacità sia motoria che linguistica. E finalmente quando è uscito dall’ospedale ha recuperato un po’ le forze e a maggio ha iniziato la chemioterapia”.

Ma poi il tumore si è ripresentato. “Già la prima tac di verifica dopo il primo ciclo di chemio ha mostrato che la terapia con Folfox non stava funzionando, i medici hanno cambiato terapia passando al Folfiri, ma purtroppo il tumore si è dimostrato resistente anche a questa chemio. Per le caratteristiche della sua malattia non c’è radioterapia né immunoterapia”, ha spiegato.

Il viaggio in America

Raggiungere l’America potrebbe essere motivo di salvezza per Patrick. A tal proposito, Luciana ha dichiarato piuttosto amareggiata: “Ci siamo dovuti informare noi. I medici ci hanno detto: “Rivolgetevi a qualche altro centro“. Sì, ma a chi? Non hanno saputo rispondere”.

Poi ha spiegato: “Fortunatamente, una mia ex collega di Università fa la ricercatrice negli Stati Uniti da diversi anni. E’ stata lei a mettermi in contatto con il Penn Medicine’s Abramson Cancer Center Clinical, in Pennsylvania, altrimenti non avrei saputo come comportarmi. Sono stata fortunata perché avevo degli agganci. Tra l’altro, sono ancora in attesa di avere un parere dagli oncologi che dovrebbero seguire Patrick. I protocolli possibili sono tre ed è necessario sceglierne uno. Non abbiamo nessuna consapevolezza di quello che c’è in questi farmaci”. Quindi ha concluso: “Siamo stati proprio abbandonati a noi stessi. Nessuno ci ha aiutato. Il medico ci ha detto di non aspettare”.

Al contrario, “dalla Pennsylvania ci hanno già sollecitato, i dottori hanno visto le carte, mi hanno mandato i possibili protocolli. Il problema è che non c’è modo di partire se si raggiunge solo una parte della cifra. Vogliono tutto il denaro subito“.

La raccolta fondi

Lui ha voglia di lottare, ma è stanco, non ne può più, ultimamente sta peggio, è sempre a letto. Finora ha avuto una grinta pazzesca, ma ora è proprio stanco. Però i nostri progetti futuri sono sempre lì”, ha detto tristemente la compagna.

La raccolta fondi sta già dando i suoi frutti e fortunatamente Patrick sente l’affetto della gente. A tal proposito, Lucia ha ringraziato, commentando: “Fa piacere vedere che c’è gente che si attiva, persone che cercano di dare una mano in ogni modo. Devo dire che Patrick è molto riservato e quindi questa iniziativa un po’ lo turba. Credo sia anche una questione psicologica: vedere che la speranza è appesa a un qualcosa che non puoi controllare (né la malattia né tanto meno la possibilità di cura) non è facile. Però capisce che è stato utile e spera di trovare il supporto necessario per le cure e per continuare a vivere”.

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