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L’opinione di Enzo Tandoi

Scuole chiuse per Coronavirus, ci perdiamo tutti: anche noi docenti

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II rapporto umano è una componente fondamentale della didattica. E a perderci non sono solo gli studenti, ma anche noi docenti.

Coronavirus Liguria scuole chiuse

Sono un docente della scuola secondaria di 1° grado, insegno in Lombardia e mi permetto di esprimere il mio parere sull’emergenza, con la responsabilità e il buon senso che le circostanze richiedono. Da un po’ di giorni la mia mobilità è limitata per tre motivi: me lo impongono giustamente le direttive del Governo, me lo autoimpongo per la prudenza fondata sul rispetto per gli altri e, non ultimo, perché molte delle mie consuete destinazioni non sono accessibili anche perché dovrei usare i mezzi pubblici in quanto non sono automunito.

Tutto ciò mi crea disagio e malcontento, visto che mi manca la socialità dell’ambito lavorativo (alunni compresi) e quella extralavorativa. In più resta opaca la possibilità di spostamenti programmati anche perché mi interrogo se sia o no opportuno raggiungere mio padre in Puglia visto che lui ha superato i 75 anni. In merito alla mia attività di insegnante, mi sono ritrovato in poco tempo a mantenere attivo il rapporto educativo con gli studenti attraverso la modalità della didattica a distanza.

Mi preme riconoscere di non essere un esperto della tecnologia informatica, il cui uso ovviamente la contingenza ci chiede, e che la mia esperienza è davvero limitata, ma ancor più adesso avverto quanto il rapporto umano sia una componente fondamentale della didattica, poiché, ad esempio, in classe il contatto visivo o la mia diversa modulazione della voce favoriscono l’assimilazione dei contenuti e la loro sedimentazione che si realizza anche attraverso la ripetizione di un concetto ogni qualvolta emerga un errore, un dubbio o una paerplessità degli alunni.

Inoltre a distanza, a mio avviso, è estremamente difficile percepire un eventuale cedimento della motivazione da parte di uno o più allievi, fatto questo che spesso capita a scuola e di cui i docenti si fanno carico perché è parte strutturale del loro compito di trasmissori di fiducia e consapevolezza.

Per di più penso che la somministrazione di esercizi o schede esplicative non riesce a rendere concreto e funzionale il ritorno educativo in emtrambi i sensi: in particolare io percepisco di crescere di meno, a causa del fatto che gli alunni, durante la lezione tradizionale, sono portatori di istanze inattese che, raccolte dal docente, vengono dallo stesso utilizzate per tutta la classe, e di cui tutta la classe si fa spesso carico fino a dare loro una forma a tutti riconoscibile e da tutti fruibile, me stesso compreso.

Detto altrimenti, l’apprendimento è una dimensione sociale e fattuale che si struttura in fenomeni reali la cui forma ne sancisce la riconoscibilità di evento corale e, di conseguenza, il suo possesso.

Enzo Tandoi, nato nel 1976, professore di materie letterarie in Lombardia.


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