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Coronavirus, uscire di casa con sintomi: l’accusa è di omicidio doloso

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Attivate le dovute misure di contenimento per l'emergenza Coronavirus: chi decide di uscire di casa con sintomi rischia l'accusa di omicidio doloso.

Coronavirus uscire con sintomi
Coronavirus uscire con sintomi

L’Italia è una “zona rossa” e ovunque lo slogan si ripete a gran voce: “Io resto a casa”. Alla luce dell’ultimo decreto firmato dal premier Giuseppe Conte, è severamente vietato ogni spostamento sull’intero territorio nazionale. In questo modo si vuole frenare il numero dei casi positivi al Coronavirus: gli ospedali sono presi d’assalto e le risorse per curare i moltissimi pazienti cominciano a scarseggiare.

I contagi, invece, aumentano a dismisura. Dalla Lombardia, Fontana e Gallera, insieme a sindaci e ospedali, fanno appello a misure più restrittive. Eppure, dopo la proposta di Salvini, per il momento il governo resta fermo sulle sue decisioni. Con l’apposita autocertificazione, inoltre, sono ammesse alcune eccezioni: è possibile spostarsi per comprovate esigenze lavorative, per situazioni di necessità e motivi di salute. Non osservare tale provvedimento comporta l’arresto fino a 5 mesi o un’ammenda fino a 206 euro, secondo l’articolo 650 del Codice Penale.

L’articolo 452 c.p, invece, prevede la reclusione da 1 a 12 anni, qualora ad aver violato tale norma fosse un cittadino in quarantena o positivo al virus. Anche chi ha sintomi ed esce di casa rischia l’accusa di omicidio doloso.

Coronavirus, uscire di casa con sintomi: i rischi

Chi dichiara il falso nell’autocertificazione, indicando spostamenti motivati da falsi motivi di salute, false esigenze lavorative o per altri stati di necessità in realtà non sussistenti, integra il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Molto più gravi le imputazioni per chi sa di essere positivo al Coronavirus ma non rispetta la quarantena: uscendo di casa compromette anche la salute delle altre persone.

Simili episodi, infatti, comportano il tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se si viene a contatto con soggetti fragili o a rischio. Non è esclusa neppure l’accusa di omicidio volontario se ne deriva la morte.

A rischiare è anche chi ha febbre, tosse e altri sintomi associati al Covid-19 e non si mette in quarantena volontaria.

In tal caso varrebbe l’imputazione per violazione dei provvedimenti dell’autorità, un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie.

Se il malato infettasse persone anziane o soggetti a rischio causandone la morte, l’accusa potrebbe essere quella di omicidio doloso. La pena, in tal caso, comporterebbe una reclusione non inferiore ai 21 anni. La stessa pena si applica a chi ha avuto contatti con persone positive al Coronavirus, ma non resta chiuso in casa. Continuare ad avere rapporti sociali o a lavorare senza avvertire i colleghi, è estremamente pericoloso, perché di giorno in giorno i contagi potrebbero aumentare.

È prevista la procedibilità d’ufficio per il reato di lesioni superiori a 40 giorni di malattia. La pena prevede la reclusione da tre a sette anni.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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camionista molesto e compagnia

mi pare un’esagerazione…..stiamo dando fuori di matto e la risposta e sempre quella


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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