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Silvia Romano, la prefettura di Milano smentisce l’ipotesi di tutela

La prefettura di Milano ha smentito l'ipotesi di mettere sotto tutela Silvia Romano a seguito dei numerosi insulti ricevuti via social network.

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In queste ultime la prefettura di Milano ha smentito l’ipotesi di mettere sotto tutela la volontaria italiana Silvia Romano, rientrata nel nostro Paese nella giornata del 10 maggio dopo 18 mesi trascorsi come ostaggio tra Kenya e Somalia. A seguito delle centinaia di insulti ricevuti sui social network immediatamente dopo il suo atterraggio a Ciampino, le autorità italiane sarebbero preoccupate per la sua incolumità e vorrebbero evitare che a causa della sua conversione all’islam finisse vittima dei gesti violenti di qualche esaltato.

Silvia Romano, prefettura smentisce la tutela

Secondo alcune indiscrezioni giunte nella giornata di lunedì 11 maggio, la prefettura milanese avrebbe valutato la possibilità di fornire alla giovane un tipo di tutela fissa o mobile, al fine di tutelarla da eventuali episodi di violenza scatenati dalla sua decisione di convertirsi alla religione islamica durante la prigionia.

In serata tuttavia, la stessa prefettura ha diramato una nota in cui smentisce categoricamente la cosa: “Non c’è alcuna valutazione riguardo a una tutela”.

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Poche ore prima, la volontaria italiana era tornata nella sua abitazione sita nel quartiere milanese del Casoretto, facendosi largo tra due ali di folla che le hanno tributato un lungo non appena ha varcato la soglia del palazzo dove vive con la famiglia.

Nel ritornare a casa, dove la attendono 14 giorni di isolamento domiciliare per il coronavirus, la giovane ha chiesto che venisse rispettato questo momento in cui dopo 18 lunghi mesi di prigionia in Somalia potrà finalmente riabbracciare i suoi familiari.

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