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Torture nel carcere di Viterbo, la denuncia di un detenuto

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Si torna a parlare di torture nel carcere di Viterbo da dove arriva l'ennesima denuncia di un detenuto che lamenta la violazione dei diritti umani.

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Nuove ombre calano sul carcere Mammagialla di Viterbo, noto per le molte denunce di torture e violenze subite dai detenuti della struttura da parte delle guardia carcerarie. Una violazione dei diritti umani in piena regola che però a Viterbo, stando ai sempre più frequenti racconti dei carcerati che sono riusciti a venirne fuori, sembra essere routine.

Lo scorso gennaio, anche il Comitato per la prevenzione della tortura aveva sottolineato come la situazione a Mammagialla andasse posta sotto osservazione speciale. A quanto pare, però, così non è stato. L’ultimo grido d’allarme arriva infatti da un detenuto arrivato nel carcere di Viterbo poco prima dell’inizio del lockdown.

Torture nel carcere di Viterbo, la denuncia

In una lettera alla sua compagna riportato da Fanpage, Valerio, questo il nome del detenuto, scrive di violenze e di un isolamento che perdura da 15 giorni senza apparente motivo, per puro gusto di chi è chiamato a gestire la sicurezza del carcere.

Poi la descrizione delle torture e la richiesta d’aiuto alla compagna Sara: “La sera vengono in quattro e si divertono a squagliare della plastica sulle mie mani, un inferno. L’unica forza sei tu. Esponi quanto prima tutto. Mi dicevano tanto noi ti vogliamo morto. Invia tutto al magistrato. Noi sai come si divertono a farmi male, ma non sento nulla, sono forte no?”.

È stata proprio la compagna di Valerio a riportare questa lettera ai carabinieri i quali però l’avrebbero invitata a lasciar stare perchè “i militari non prendono bene le denunce”.

La donna non si è data per vinta e dopo la caserma di Aprilia si è recata in quella della vicina Ardea dove, non con poca fatica, la sua denuncia viene verbalizzata. Al momento la vicenda è in attesa di ulteriori sviluppi, ma quanto comunicato dal detenuto alla compagna nell’unica videochiamata concessagli durante il lockdown non lascia di certo tranquilli. “L’ho visto con gli occhi gonfi – dice Sara – con un cerotto in testa, con le vesciche sulle dita.

Gli ho chiesto che hai fatto? e mi ha risposto hanno preso dei piccoli pezzi di plastica e me li hanno squagliati sulle dita”. In seguito una frase di Valerio che avrebbe contribuito alla grande preoccupazione della donna: “Sono sepolto vivo”.

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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