Il Parlamento italiano ha approvato definitivamente il decreto legge sicurezza-migranti, un provvedimento che introduce significative modifiche in materia di giustizia e immigrazione. Il testo, che ha ottenuto 165 voti a favore e 80 contrari alla Camera, recepisce le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo adottato il 14, e introduce nuove norme sulla professione forense e sulla gestione dei flussi migratori.
Il decreto, che ha superato anche l’esame del Senato con 92 voti favorevoli e 63 contrari, è stato approvato senza modifiche grazie alla fiducia posta dal governo. Ora il testo passerà alla Camera per la conversione definitiva, che dovrà avvenire entro l’11 agosto.
Le principali novità in materia di giustizia
Tra le principali novità introdotte dal decreto, spiccano quelle relative all’ordinamento giudiziario e alla professione forense.
In particolare, l’esame di Stato per gli avvocati sarà svolto in un’unica sessione annuale, con due prove scritte invece delle tre attuali, e una prova orale. Inoltre, il decreto allunga fino al 31 l’incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare carenze di organico e rallentamenti operativi.
Il testo introduce anche misure per il potenziamento delle sezioni specializzate in materia di immigrazione ampliandone le competenze e istituendo sezioni stralcio presso le medesime sezioni.
Sono previsti, inoltre, interventi per il potenziamento dell’amministrazione giudiziaria e la digitalizzazione dell’amministrazione della giustizia, con un finanziamento di 6,5 milioni di euro per il 2026 e 30 milioni di euro per ogni anno al 2034.
Le modifiche in materia di immigrazione
Il decreto introduce importanti modifiche anche in materia di immigrazione recependo le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Tra le novità più rilevanti, vi è l’introduzione di controlli sanitari e di sicurezza per gli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare, nonché la disciplina del fermo amministrativo per accertamenti, con specifiche garanzie per i minori.
Il testo disciplina anche le fasi della manifestazione di volontà, della registrazione e della formalizzazione della domanda di protezione internazionale, nonché i documenti rilasciati al richiedente. In particolare, viene innalzato a 90 giorni il periodo prima del quale l’attività lavorativa risulta preclusa ai richiedenti protezione internazionale.
Sono introdotte, inoltre, disposizioni relative all’obbligo di risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei casi previsti, al relativo reclamo giurisdizionale, alla valutazione del rischio di fuga, alle misure alternative al trattenimento e alla disciplina del trattenimento del richiedente. Il decreto adegua anche la disciplina del sistema Eurodac prevedendo l’interconnessione del sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali.
Le polemiche politiche
L’approvazione del decreto ha suscitato polemiche politiche, in particolare per quanto riguarda l’estensione delle intercettazioni. FdI e FI si sono scontrate sull’emendamento presentato dai meloniani, che prevedeva l’uso delle intercettazioni come prova anche in inchieste diverse da quelle per le quali sono state autorizzate. Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha commentato: “Noi siamo leali, ma non saremo mai subalterni”.
Il Pd ha criticato il decreto, definendolo “pasticciato e dannoso”, e ha accusato il governo di puntare su misure repressive che comprimono i diritti senza migliorare la sicurezza. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha criticato in particolare le norme sui migranti, il mancato recepimento integrale del Patto europeo e l’assenza di un organismo indipendente per la tutela dei diritti umani.
