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Delitto di Garlasco, la difesa risponde alle nuove captazioni: tra intercettazioni e dossier informatici

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La vicenda di Garlasco torna sotto i riflettori per intercettazioni e file informatici: la difesa parla di suggestioni e ribadisce che solo i dati processuali contano

Il caso del delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione pubblica a seguito della diffusione di trascrizioni e registrazioni che riguardano le fasi recenti dell’inchiesta. La nuova ondata di notizie ha portato alla luce aspetti già emersi nei fascicoli, ma ha anche generato interpretazioni contrastanti tra inquirenti, parti civili e difese.

In questo contesto l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, ha denunciato come molte ricostruzioni siano il frutto di suggestioni mediatiche e non di nuove evidenze processuali, richiamando l’attenzione sul rischio di confondere gossip con elementi probatori.

La linea difensiva e le contestazioni alle divulgazioni

La strategia della difesa si è concentrata nel ribadire che alcune divulgazioni passate si sono rivelate fuorvianti: dall’immagine di un’impronta rossa ritenuta inizialmente insanguinata al rilievo che poi non trovò conferme, fino a registrazioni ambientali di periodo precedente che, secondo gli avvocati, non costituiscono una confessione.

Per la famiglia della vittima e per i legali collegati a Marco Poggi è fondamentale distinguere tra quello che è una mera speculazione e ciò che rappresenta un elemento di prova. La difesa sottolinea che il metodo investigativo deve basarsi su dati verificabili e non su montaggi narrativi o interpretazioni pubbliche anticipate.

Riferimenti ai fatti processuali già accertati

Dal punto di vista processuale la vicenda conserva elementi che, secondo alcuni legali, hanno già dato una configurazione giudiziaria precisa: si parla del falso ritrovamento del corpo, della bicicletta nera avvistata da testimoni quella mattina, del trasferimento di componenti come i pedali su un’altra bici con tracce di Dna, fino alle impronte su un dispenser del lavandino. Questi elementi sono stati richiamati per spiegare perché, a detta della difesa, non sarebbe realistico credere a una riscrittura completa dei fatti sulla base di intercettazioni o registrazioni isolate: ogni nuova ipotesi, ribadiscono gli avvocati, deve confrontarsi con il corpus probatorio già noto.

I video intimi, il dossier informatico e le accuse

Un altro capitolo che ha riacceso l’attenzione riguarda i file privati conservati sul computer di Chiara Poggi, inclusa la cartella protetta con il nome «Albert» che conteneva filmati tra la vittima e l’allora fidanzato Alberto Stasi. L’ipotesi del cosiddetto movente sessuale è stata rilanciata dall’analisi informatica curata dall’esperto citato dagli inquirenti e dalla Procura di Pavia, che ha cercato tracce di accessi o copie dei file. Inchieste successive e perizie hanno rilevato ricerche su siti a contenuto erotico trovate sul pc e registrate in momenti in cui Chiara non era presente in casa, fatto che ha alimentato sospetti e interrogativi.

Le intercettazioni e le versioni contrapposte

Tra gli elementi su cui si gioca la prossima fase ci sono le intercettazioni ambientali raccolte nel 2026: gli investigatori le considerano utili per delineare un possibile approccio di infatuazione o interesse non corrisposto, mentre la difesa di Andrea Sempio replica che molte battute erano semplici commenti a trasmissioni televisive e che, una volta contestualizzate, troveranno spiegazioni. Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere a un interrogatorio, e i suoi difensori hanno chiesto che gli audio vengano esaminati integralmente prima di trarre conclusioni. La Procura ha intanto illustrato fonti e accertamenti che saranno inclusi nella prossima chiusura delle indagini.

Prospettive processuali e conclusioni

Il caso resta aperto e sarà la sede giudiziaria a valutare se le nuove acquisizioni giustificano aperture investigative diverse o confermano le conclusioni pregresse. La difesa di Poggi ha già indicato che eventuali istanze di revisione dovranno confrontarsi con dati concreti e non con narrazioni costruite sui media; analogamente la Procura di Pavia proseguirà nell’analisi tecnica dei supporti informatici e delle captazioni. In ogni caso, osservano gli avvocati, la priorità deve essere la verifica puntuale delle fonti per evitare che la cronaca scolpisca sentenze mediatiche prima della decisione dei giudici.