La madre del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli due anni e mezzo dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi, è stata ospite insieme al marito Antonio Caliendo nel salotto televisivo di Domenica In, condotto da Mara Venier.
Domenico Caliendo, l’appello dei genitori tra dolore e memoria
La madre del piccolo racconta: «Sto cercando di dare vita a una fondazione a nome suo, per lui e per tutti quei bambini vittime di malasanità», ha spiegato Patrizia durante l’intervista. Un progetto che nasce dal dolore, ma anche dalla volotnà di una madre che non può dimenticare quanto è accdauto al suo bambino. Perché la memoria, dice comprensibilmente, non può sparire, è l’appello di due genitori e di una madre che non può accettare la scomparsa di suo figlio per quanto è accaduto.
Poi torna indietro con i ricordi… quattro mesi di vita. Tutto sembrava normale. «Fino a quel momento stava bene», racconta. E invece un giorno qualcosa cambia, il pianto del bambino. Diverso, strano… «Da mamma ho capito subito che qualcosa non andava».
Il piccolo viene portato d’urgenza all’ospedale di Nola. Terapia intensiva. Diagnosi dura: cardiomiopatia dilatativa. Una malattia che cambia tutto.
«Ci dissero che aveva il 50% di possibilità di morire».
Le parole dei medici arrivano come una frustata. E i mesi successivi sono complicati. Niente corse, niente sforzi. Nemmeno sudare troppo. Una vita da proteggere in ogni dettaglio.
Eppure, raccontano i genitori, Domenico aveva una voglia di vivere incredibile. «Era un guerriero», dice la madre…
L’unica vera possibilità era il trapianto di cuore. I medici lo avevano spiegato chiaramente. Senza quell’intervento, il bambino sarebbe arrivato forse a cinque anni, massimo non di più…
E così la famiglia ha aspettato. Giorni. Mesi. Con il telefono sempre vicino.
Il caso Domenico Caliendo e l’appello dei genitori per la verità
La telefonata arriva il 22 dicembre 2025. Sono le sette di sera.
Patrizia nel suo appello a non dimenticare il piccolo Domenico Caliendo, lo ricorda bene, lo ricordano entrambi i genitori, quasi minuto per minuto. «La dottoressa mi disse che c’era un cuore per Domenico».
Ma la gioia non arriva. Non davvero. «Avevo una brutta sensazione», racconta durante l’intervista a Domenica In. «Non riuscivo a viverla bene».
Il padre Antonio ricorda la stessa scena. Lui era vicino alla macchinetta del caffè, accanto alla terapia intensiva. Con un amico. «Pensavo: io me lo porto a casa». Una frase detta quasi sottovoce. Poi il dubbio. Se lo portiamo via, che genitori siamo?
Il trapianto viene eseguito il 23 dicembre. L’operazione termina intorno alle 19.
Ma qualcosa non funziona.
«Un’infermiera mi disse che il cuore non partiva», ha raccontato Patrizia in trasmissione. Il bambino viene inserito subito nella lista d’attesa per un secondo trapianto.
Lei continua a sperare. Fino all’ultimo.
«Ho capito che non era più salvabile quando è arrivato il secondo cuore. In quel momento mi sono sentita presa in giro».
Solo settimane dopo – spiegano i genitori – la famiglia scopre dai giornali che il cuore destinato a Domenico sarebbe arrivato congelato. «Nessuno ce lo ha detto», ha detto la madre durante l’intervista televisiva. «Lo abbiamo scoperto il 7 gennaio dai giornali. L’operazione era del 23 dicembre».
In studio era presente anche l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.
«Il ghiaccio secco non è l’unico problema», ha spiegato. «Il problema principale sarebbe stata la mancanza di monitoraggio della temperatura durante il trasporto».
Le indagini sono ancora in corso. Saranno le autorità a stabilire eventuali responsabilità.
Nel frattempo resta la promessa della madre.
«Gli ho promesso che avrà giustizia».
Antonio invece parla poco. La voce rotta.
Una frase sola, quasi buttata lì: «Sono davvero incazzato».
E poi silenzio. Un silenzio lungo. Che dice già tutto.