La Duma di Stato ha approvato in via definitiva un testo che introduce un’esenzione dell’IVA per una porzione di piccole imprese del settore alimentare, valida fino alla fine del 2026. La decisione rappresenta una parziale inversione rispetto a una riforma fiscale entrata in vigore a gennaio che aveva alzato l’aliquota standard dell’IVA dal 20% al 22% e aveva ridotto la soglia di esenzione per le microimprese.
Il disegno di legge è stato inviato al Consiglio della Federazione e, una volta approvato lì, passerà alla firma del presidente Putin, diventando legge solo dopo il suo provvedimento formale.
Il provvedimento nasce dalle preoccupazioni del governo riguardo a una ondata di possibili chiusure nel settore: il Ministero delle Finanze ha proposto la misura come intervento d’urgenza per contenere i danni di una stretta fiscale più ampia.
L’esenzione riguarda precisi segmenti dell’economia alimentare e non è universale: si rivolge soprattutto ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese che adottano regimi agevolati, con soglie e limiti specifici che devono essere rispettati per poter beneficiare dell’agevolazione.
Cosa prevede l’esenzione
Il testo definisce chi può usufruire dell’esenzione: sono inclusi i titolari di partita IVA individuale e le microimprese del settore della ristorazione e della vendita di cibo che operano con regimi fiscali semplificati o con il sistema della patente fiscale.
Per accedere all’esenzione è necessario rispettare limiti su fatturato e numero di dipendenti; tali parametri funzionano come soglie di ammissibilità che escludono operatori più grandi o con struttura occupazionale estesa. L’obiettivo dichiarato è concentrare il sollievo su attività vulnerabili, come panetterie, caffè di quartiere e piccoli ristoranti, senza estenderlo a catene e gruppi con ricavi elevati.
Requisiti e durata
La misura è temporanea e resta valida fino al 2026, un dettaglio che ne sottolinea la natura emergenziale: non si tratta di un cambiamento strutturale del sistema fiscale, ma di un intervento transitorio. Le regole precise sul limite di fatturato e sul numero massimo di dipendenti sono elementi tecnici che verranno applicati dall’amministrazione fiscale e che determinano l’effettiva platea dei beneficiari. L’iter formale prevede l’esame del Consiglio della Federazione e la firma presidenziale: fino a quel momento le disposizioni restano proposte, non ancora operative.
Impatto sul settore e reazioni
Tra gli operatori del comparto alimentare la reazione è mista: una recente indagine condotta tra 500 imprese di ristorazione ha evidenziato che circa il 75% degli intervistati ritiene l’agevolazione insufficiente a compensare le pressioni economiche generate dall’aumento dell’IVA e da altri fattori macroeconomici. Le aziende segnalano costi energetici in aumento, difficoltà nell’approvvigionamento e margini ridotti, perciò giudicano la deroga fiscale come un sollievo parziale ma non risolutivo. Questo clima di incertezza riflette la complessità di misurare l’impatto reale di provvedimenti temporanei su settori frammentati e con margini sottili.
Il caso Mashenka
Un caso emblematico è quello della catena di panetterie Mashenka, situata nella periferia di Mosca, il cui proprietario, Denis Maximov, ha attirato l’attenzione nazionale denunciando le difficoltà causate dall’aumento dell’aliquota durante una chiamata televisiva con il presidente Putin in una sessione pubblica tenuta a dicembre. Nonostante la visibilità acquisita dopo l’intervento mediatico, Maximov ha continuato a segnalare problemi di sostenibilità economica per le sue attività. Il riferimento esplicito a Mashenka ha spinto il governo a considerare soluzioni per facilitare la transizione delle microimprese verso il nuovo quadro fiscale.
Prospettive e criticità
Il provvedimento rappresenta una risposta politica rapida a pressioni settoriali e mediatiche, ma lascia aperti interrogativi rilevanti: la temporaneità dell’agevolazione non risolve la questione delle finanze pubbliche che hanno motivato l’aumento dell’IVA, né affronta i problemi strutturali di competitività e costi operativi del settore. Inoltre, se il testo subisse modifiche alla Camera alta o venisse ritoccato prima della firma, la platea dei beneficiari potrebbe cambiare. Per gli operatori resta fondamentale monitorare le modalità attuative e le interpretazioni fiscali che seguiranno all’eventuale promulgazione.
In conclusione, l’intervento della Duma rappresenta un tentativo di contenere le tensioni nel segmento dei piccoli esercizi alimentari e di evitare chiusure immediate, ma la misura è pensata come ponte temporaneo piuttosto che come una riforma definitiva. Resta da vedere se il Consiglio della Federazione darà l’ok definitivo e se il presidente Putin promulgherà il provvedimento, mentre gli imprenditori continueranno a valutare se l’aiuto sarà sufficiente per garantire la sopravvivenza delle loro attività.