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Identificata in Belgio una nuova variante del coronavirus

Identificata in Belgio una nuova variante del coronavirus che ne paese ha già contagiato il 4% dei cittadini. Il suo nome è B.1.214 “Spike Insertion”

Identificata in Belgio una nuova variante del coronavirus
Ecco ome si presenta al microscopio elettronico la variante belga

Identificata una nuova variante ‘belga’ del coronavirus. L’avrebbe scoperta un team di di ricercatori di Liegi, secondo Le Soir. Il ceppo ha preso il nome tecnico del suo codice di sequenziamento: B.1.214. E quella variante specifica avrebbe già all’attivo lo stesso numero di contagi, pari a circa il 4% del totale censito, di cui sono responsabili in Belgio le altre varianti già conosciute e mappate, la sudafricana e la brasiliana.

Nuova variante in Belgio: cos’è

Vincent Bours, docente di genetica umana e responsabile del laboratorio di analisi e per il sequenziamento della Sars -Virus Cov-2 di Uliège, ha dato l’annuncio: “È stato il nostro ricercatore Keith Durkin a identificare questa variante. Lo ha fatto nell’ambito del programma nazionale di sorveglianza genomica dei virus. Si tratta del programma lanciato a fine dicembre nel nostro Paese”. Il genetista ha anche spiegato che questa nuova variante ha un nome che deriva dalla sua principale caratteristica: “Spike Insertion”.

Una mutazione mai vista prima

Essa “presentava una mutazione quasi mai osservata fino ad ora. Dove infatti per le altre varianti, abbiamo piuttosto osservato una delezione all’interno del virus del genoma (scomparsa di alcune lettere nella linea genomica- nda) qui, osserviamo un’inserzione. Vale a dire un’aggiunta di nove nucleotidi alla sequenza della proteina spike. Questo è inaudito prima nelle varianti Sars-Cov-2”. Cosa significherà in termini di contagiosità, capacità di minare l’organismo dell’ospite e di capacità di vanificare le stesse da parte dei vaccini approvati e in uso, questo potranno dirlo solo gli studi delle prossime settimane.

Allo stato ogni allarmismo è inutile. Lo è perché è assodato che mutazioni nella struttura dei virus e incremento in concausa della loro patogenicità non sono affatto valori correlati. Non fino a conferme o smentite che solo studi approfonditi di fase seconda possono dare.

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