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Eurovision 2026: Sal Da Vinci, performance scenica e proteste nella prima semifinale

Eurovision 2026: Sal Da Vinci, performance scenica e proteste nella prima semifinale

Sal Da Vinci conquista applausi e social con la sua 'Per sempre sì' durante la prima semifinale dell'Eurovision a Vienna, mentre la manifestazione è segnata da tensioni politiche e da un massiccio interesse mediatico

La 70esima edizione dell’Eurovision ha preso il via alla Wiener Stadthalle di Vienna con la prima semifinale trasmessa anche su Rai2, in una serata che ha mescolato spettacolo, tradizione e contestazioni politiche. Sul palco si sono alternati i primi artisti in gara e ospiti già qualificati, in un format che conferma il mix tra performance musicali e scenografie curate, mentre la capitale austriaca è stata teatro di manifestazioni di protesta esterne.

La conduzione sull’arena locale è stata affidata a Victoria Swarovski e Michael Ostrowski, mentre la telecronaca italiana ha visto Gabriele Corsi alla sua sesta esperienza e l’esordio di Elettra Lamborghini. La scaletta della serata includeva quindici esibizioni, con passaggi e momenti di grande impatto visivo che hanno convinto il pubblico presente.

La serata e gli esiti principali

La prima semifinale ha offerto una varietà di generi e scenografie: dalla ginnastica coreografata della Moldavia alle atmosfere dark della Serbia, passando per la dance tradizionale della Germania e l’epica rock dell’Estonia. Al termine della votazione, i dieci Paesi qualificati per la finale sono stati Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Israele, Serbia, Croazia, Lituania e Polonia.

Questa lista riflette tanto il gusto dei telespettatori quanto la forza degli allestimenti scenici, con alcuni nomi dati come favoriti già prima della serata.

I favoriti e le sorprese

Tra i nomi più citati nelle previsioni figuravano la Finlandia, la Grecia, Israele, la Svezia e la Croazia. In particolare, la coppia finlandese formata da Linda Lampenius e Pete Parkkonen è stata indicata come una delle favorite grazie a un’esibizione che ha unito strumenti live e scenografia esplosiva. Non sono mancate però sorprese sceniche, costumi originali e momenti che hanno attirato l’attenzione dei commentatori internazionali.

La performance italiana: narrazione, sposi e tricolore

L’Italia è salita sul palco con Sal Da Vinci e il brano Per sempre sì, esibizione presentata fuori concorso poiché l’Italia figura tra i Paesi con accesso diretto alla finale. Lo show ha puntato su un racconto visivo declinato in quattro atti: lampadari scenografici, alberi di limoni, fuochi d’artificio e una coreografia teatrale. Il momento più commentato è stato quello in cui la ballerina vestita da sposa ha aperto la gonna per mostrare il Tricolore, gesto che ha scatenato applausi e una massiccia diffusione di contenuti sui social.

Dietro le quinte e il cast

La performance italiana ha visto sul palco cinque ballerini e coreografi noti, tra cui Marcello Sacchetta e Francesca Tocca, affiancati da Raimondo Sacchetta, Jhon Cruz e Mirko Mosca. Il montaggio scenico ha privilegiato elementi riconoscibili e una regia attenta al racconto, scegliendo la semplicità narrativa piuttosto che l’iperdigitalizzazione che ha caratterizzato altre esibizioni della serata.

Viralità, bookmaker e impatto mediatico

Un video delle prove di Sal Da Vinci è diventato virale nelle ore precedenti la semifinale, dando vita a quella che i media hanno definito la “Per sempre sì mania”. Questo fenomeno ha influenzato le quote dei bookmakers, con un’immediata ricollocazione delle posizioni in classifica. L’onda social ha trasformato l’artista in uno dei protagonisti digitali dell’evento, attirando attenzione internazionale e discussioni su come la narrativa classica possa ancora impattare sul pubblico contemporaneo.

Tensioni politiche e proteste

Accanto allo spettacolo, l’edizione è stata segnata da contestazioni legate alla partecipazione di Israele. Un’inchiesta del New York Times e la campagna No Music for Genocide hanno alimentato dibattiti internazionali, con oltre mille firme di artisti contrari alla presenza israeliana. A Vienna si sono svolte manifestazioni, tra cui una deposizione simbolica di piccole bare a Schwedenplatz, in un clima di forte attenzione mediatica e sicurezza rafforzata.

Le polemiche hanno anche portato a defezioni: cinque Paesi (Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda) si sono ritirati in segno di protesta contro le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Nonostante le tensioni, la prima semifinale si è svolta regolarmente e ha confermato l’eterogeneità musicale e la capacità dell’Eurovision di generare conversazioni globali che vanno oltre la pura competizione canora.

In chiusura, la serata ha messo in luce come l’Eurovision rimanga un palcoscenico in grado di mescolare arte, politica e cultura pop, capace di trasformare una singola performance in un fenomeno virale e in un caso di rilevanza internazionale.