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Falso cieco scoperto a Roma: guida, pass disabili e oltre 104.000 euro sequestrati

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Un controllo iniziato per un pass disabili ha portato all'accusa di truffa aggravata e al sequestro di oltre 104.000 euro da parte della Guardia di Finanza

Una richiesta apparentemente ordinaria ha messo in moto controlli che hanno scoperto discrepanze importanti tra lo stato sanitario dichiarato e la vita quotidiana di un cittadino. Secondo le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri, un uomo di 60 anni risultava percettore, dal 2018, della pensione di invalidità civile e dell’indennità di accompagnamento in qualità di cieco assoluto, ma svolgeva attività incompatibili con tale status.

I sospetti sono diventati accertamenti formali quando gli inquirenti hanno raccolto elementi che suggerivano autonomia negli spostamenti e la capacità di condurre un veicolo. Le verifiche hanno coinvolto la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma e la Polizia Locale di un comune dei Castelli Romani, con pedinamenti e controlli documentali che hanno portato, infine, a un decreto di sequestro preventivo previsto dal GIP di Velletri.

Come è nata l’indagine

L’attività investigativa è scaturita da un episodio che, a prima vista, poteva sembrare banale: la richiesta di un pass disabili da esporre su un’auto. Quel documento, normalmente associato all’uso del veicolo da parte degli accompagnatori di persone non vedenti, ha generato dubbio quando il richiedente si è presentato come utente diretto.

Nei giorni successivi lo stesso uomo ha contattato la Polizia Locale per segnalare presunte infrazioni commesse da altri automobilisti in un episodio durante il quale lo stesso soggetto ha ammesso di essere stato alla guida.

Il ruolo della segnalazione e il primo sospetto

La chiamata e la richiesta del pass hanno costituito il primo elemento concreto che ha indotto gli investigatori a non limitarsi alle verifiche documentali. Gli agenti hanno ritenuto necessario accertare se il contrassegno fosse destinato all’uso dell’accompagnatore o all’utilizzo diretto dell’interessato. Questo dettaglio, combinato con la descrizione dell’episodio fornita dallo stesso uomo, ha fatto emergere la possibilità di un’alterazione dello stato di fatto rispetto ai certificati sanitari.

Le verifiche sul campo e le prove raccolte

I successivi controlli sul territorio, condotti anche tramite pedinamenti, hanno documentato che l’uomo si muoveva senza ausili, era in grado di attraversare la strada valutando il traffico e conduceva autoveicoli. Gli investigatori della Compagnia di Colleferro hanno raccolto riscontri fotografici e testimonianze utili a sostenere l’ipotesi che lo stato di cecità assoluta non fosse corrispondente alla realtà osservabile.

Elementi documentali che hanno rafforzato i sospetti

Oltre alle osservazioni sul campo, sono emersi riscontri amministrativi e sanitari che hanno alimentato le indagini: l’uomo aveva rinnovato la patente di guida nel 2026 senza limitazioni e, nel 2026, aveva presentato domanda per il rilascio del porto d’armi per uso sportivo. Questi passaggi burocratici sono risultati incompatibili con il riconoscimento dello status di cieco assoluto, contribuendo a configurare il reato contestato.

Provvedimenti giudiziari e conseguenze

Alla luce degli elementi acquisiti, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme ritenute indebitamente percepite. I militari della Guardia di Finanza hanno così eseguito il provvedimento sul conto dell’indagato per un importo complessivo stimato in oltre 104.000 euro. Parallelamente, l’uomo è stato denunciato per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Cosa prevede la normativa

Nel quadro normativo italiano, l’ottenimento di erogazioni pubbliche basate su false dichiarazioni costituisce un’ipotesi di reato perseguibile con misure patrimoniali e penali. Il sequestro preventivo è uno strumento volto a recuperare somme che si ritiene siano state indebitamente percepite e a preservare il patrimonio in vista di eventuali procedure di confisca, in attesa dell’esito dell’azione penale coordinata dalla Procura.

Resta ora all’autorità giudiziaria il compito di chiarire definitivamente la vicenda attraverso gli adempimenti processuali: le indagini hanno già messo in luce una discrepanza significativa tra la documentazione medica e la vita reale del sessantenne, ma spetterà al giudice valutare le responsabilità e le misure definitive da adottare.