Le tensioni tra Stati Uniti e Cuba tornano al centro dello scenario internazionale dopo le recenti dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e l’inasprimento delle sanzioni contro L’Avana. Tra minacce, provocazioni verbali e nuove misure economiche, si riaccende un confronto politico e diplomatico che coinvolge anche la leadership cubana e le sue dure reazioni alle decisioni di Washington.
Guerra, il preoccupante annuncio di Donald Trump: “Dopo l’Iran prenderò Cuba”
Nel corso di un intervento al Forum Club in Florida, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha alternato toni ironici e affermazioni più assertive parlando di Cuba e del quadro internazionale. Rivolgendosi al pubblico, ha detto: “Mi piace finire prima un lavoro.
Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi“ nei pressi dell’isola caraibica, lasciando intendere un’eventuale dimostrazione di forza navale. In un passaggio riportato anche dalla CNN, ha aggiunto con tono provocatorio: “Finito con l’Iran, prenderò il controllo di Cuba“, evocando uno scenario di pressione estrema sull’Avana.
Secondo quanto emerso durante la stessa serata a West Palm Beach, il presidente ha collegato queste affermazioni alle tensioni in Medio Oriente, citando la possibilità che la portaerei USS Abraham Lincoln possa avvicinarsi alla costa cubana come forma di intimidazione simbolica.
In parallelo, un nuovo ordine esecutivo ha ampliato le sanzioni contro il governo cubano, colpendo soggetti legati a sicurezza statale, presunte pratiche di corruzione e violazioni dei diritti umani. Fonti Reuters hanno descritto il provvedimento come parte di una strategia più ampia di pressione economica e politica.
Il preoccupante annuncio di Donald Trump su Cuba: reazioni dell’Avana e tensioni diplomatiche
La risposta di L’Avana non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha denunciato le misure statunitensi definendole una forma di pressione indiscriminata. In una nota ufficiale ha affermato: “una punizione collettiva“, aggiungendo che si tratta di provvedimenti “illegali“ e “abusive“, posizione ribadita anche attraverso i canali social del governo. Le autorità cubane hanno collegato queste azioni a una politica di lungo periodo di restrizioni economiche che, secondo loro, aggraverebbe la situazione interna dell’isola.
Sul piano sociale, durante le celebrazioni dell’1° maggio, un grande corteo ha attraversato le strade dell’Avana passando davanti all’ambasciata statunitense, come riportato dall’agenzia AFP. I partecipanti hanno espresso sostegno al governo e promesso di “difendere la patria“, in un clima di forte mobilitazione politica. In questo contesto, le nuove sanzioni vengono lette dalle autorità cubane come una forma di pressione collettiva che si somma alle difficoltà già esistenti, aggravate anche dalle restrizioni energetiche e commerciali che continuano a pesare sull’economia nazionale.