Le tensioni sul peso della spesa militare tra Stati membri sono riemerse in vista del vertice Nato ad Ankara. Le critiche del presidente Donald trump—che ha definito la distribuzione degli oneri «ridiculous» e ha sottolineato come la spesa tedesca tra 2014 e 2026 sia “MUCH LOWER” rispetto a quella statunitense—hanno provocato una risposta netta del cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Di fronte ai giornalisti Merz ha promesso che la Germania raddoppierà il proprio bilancio per la difesa nell’arco di quattro anni definendo l’operazione come «il più grande sforzo che abbiamo mai fatto per rafforzare le nostre capacità difensive». La dichiarazione arriva in un momento in cui l’alleanza ha aggiornato gli obiettivi di spesa, aumentando dal precedente riferimento del 2% del PIL al nuovo obiettivo del 3.5% per le voci core concordato con scadenza al 2035.
Divergenze sui numeri e scadenze concordate a The Hague
Il nodo centrale del contrasto riguarda sia i numeri storici sia gli impegni futuri. Da una parte, Trump ha insistito sul confronto tra le quote spese dagli Stati Uniti e quelle di partner europei, etichettando la situazione come «ridiculous» e «one-sided» nei suoi interventi pubblici.
Dall’altra, il cancelliere Merz ha posto l’accento sulla traiettoria di crescita del bilancio tedesco e sul valore politico di tali aumenti, dichiarando che la Germania è “ben oltre la tabella di marcia” per raggiungere il traguardo del 3.5% fissato a The Hague.
Scenari temporali e obiettivi concreti
Merz ha sostenuto che la Germania potrà raggiungere il benchmark del 3.5% già nel 2029 ovvero «well ahead of the agreed deadline». In termini pratici, la promessa del raddoppio del budget in quattro anni mira a mostrare impegni misurabili e a rispondere alle critiche sulla presunta sottodotazione. Tale ricollocazione di risorse riguarda in particolare voci considerate core dall’Alleanza, come armamenti e truppe.
Impatto sulle relazioni transatlantiche e punti di frizione
Le tensioni tra Washington e alcune capitali europee non sono nuove. I rapporti si erano già incrinati tra 2017 e 2026 e hanno subito altre scosse dall’inizio del mandato di Trump nel . Alcuni leader europei che erano stati critici nel primo periodo del suo mandato hanno ora cercato un approccio più dialogante, senza però nascondere divergenze su temi sensibili.
Tra le questioni che hanno contribuito a surriscaldare i rapporti figurano le tensioni attorno a iniziative statunitensi che hanno avuto ripercussioni regionali: la contestata proposta sulla sovranità di territori autonomi come la Groenlandia, appartenente alla Danimarca, e le dinamiche di sicurezza legate al conflitto che ha coinvolto Iran e Israele, con conseguenze pratiche come la chiusura dello Stretto di Hormuz. Su questo fronte, il presidente ha criticato gli alleati europei per la mancata partecipazione alle operazioni militari e per non aver coordinato preventivamente le risposte.
La situazione si è ulteriormente complicata quando Merz ha definito in aprile l’azione iraniana come un atto che aveva «umiliato» gli Stati Uniti; in risposta, Trump ha minacciato il ritiro di 5,000 truppe stazionate in Germany. Episodi come questi mostrano come le questioni di sicurezza e la gestione delle risorse militari possano tradursi in decisioni di forte impatto geopolitico.
Alla vigilia dell’incontro di Ankara le dichiarazioni pubbliche assumono così una duplice funzione: da un lato segnalano volontà politica e impegni concreti, dall’altro esprimono differenze di vedute sulla distribuzione degli oneri all’interno della NATO e sul ruolo che ciascun membro è chiamato a svolgere in Europa. Il confronto verbale tra leader mette in luce la difficoltà di coniugare pressioni domestiche, equilibri internazionali e calendarizzazione degli obiettivi comuni.
In questo quadro, la disputa sui numeri e le scadenze non è soltanto aritmetica: è parte di un più ampio confronto politico che riguarda fiducia, responsabilità all’interno dell’alleanza e il modo in cui i paesi intendono condividere laumento delle capacità difensive nel prossimo decennio.
