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Il numero di morti covid potrebbe essere sbagliato, lo dice uno studio su Nature

Un'indagine che appare come una riflessione sulla possibilità di errore: il numero di morti covid potrebbe essere sbagliato, lo dice uno studio su Nature

I dati sui morti totali di covid potrebbero essere del tutto errati

Il numero di morti totali di covid nel mondo da quando la pandemia è apparsa potrebbe essere sbagliato, lo dice uno studio su Nature che prende a modello alcuni fattori. Fattori come le differenze fra criteri statistici e modelli di conteggio dei singoli stati ed una serie di “pecche” che in loop ormai vanno avanti da quando esiste la demografia.

Ma partiamo dai dati ufficiali: il numero delle vittime globali della pandemia di Covid-19 è ad oggi di circa 5,5 milioni, con il tetto dei 5 milioni toccato a novembre 2021 secondo l’Oms

Morti covid e lo studio su Nature: dove starebbe l’errore e perché è quasi impossibile correggerlo

Tuttavia errore o parzialità di calcolo secondo lo studio in questione avrebbero falsato tutto. Chiariamoci: al rialzo o al ribasso? Se da un lato ci sono misurazioni per cui le morti in eccesso a livello globale potrebbero essere il doppio o addirittura quadruplo della cifra ufficiale, con stime originarie parlerebbero di morti non covid attribuite al covid, dall’altro c’è la natura stessa del ragionamento, che è di approssimazione, che rende quelle stesse nuove stime suscettibili di aggiustamenti.

Insomma, Nature ha fatto una riflessione sull’errore piuttosto che un calcolo dello stesso per dare il risultato giusto. 

Lo studio su Nature in merito ai morti covid nel mondo: statistiche inaffidabili ed eccesso di mortalità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta ancora lavorando alla sua prima stima globale e l’Institute for Health Metrics and Evaluation di Seattle, nello stato di Washington offre aggiornamenti quotidiani dei propri risultati ma il dato è che se si sbaglia dall’inizio trovare correggere l’errore è da matti anche per i più “studiati” degli scienziati.

Perciò più dei numeri secchi funzionano gli esempi di quelle “nicchie” dove potrebbe essersi generato l’errore. Un esempio citato dallo studio? Centinaia di paesi non raccolgono statistiche affidabili sui decessi previsti o effettivi. Altri non tengono conto delle registrazioni dell’eccesso di mortalità. Che significa? Calcolare l’eccesso di mortalità sulla carta non è difficile: si confrontano i morti durante la pandemia con la media registrata negli ultimi cinque anni circa. 

Due fattori che secondo lo studio di Nature rendono impossibile la revisione del numero dei morti covid

Solo che questo presuppone due cose: che tutti i paesi abbiano sistemi di computo così avanzati da aggiornare i dati con costanza, e non è così, e che quegli stessi paesi tengano tutti conto del margine che quei dati hanno di essere fuorvianti con aggiustamenti e revisione periodiche, e nemmeno così funziona. I Paesi Bassi per esempio nel 2020 hanno contato solo le persone morte in ospedale dopo essere risultate positive al coronavirus SARS-CoV-2. Il Belgio includeva tutti i morti che avevano mostrato i sintomi del virus. Poi sono arrivare le stime parallele di enti o media che avevano usato altri metodi. Quali? Dalle immagini satellitari dei cimiteri ai sondaggi porta a porta fino ai modelli computerizzati di apprendimento automatico. 

Fra 12 e 22 milioni di morti in eccesso: lo studio su Nature in merito ai decessi covid e il “peccato originale” della demografia

Fa fede ad esempio la stima della rivista The Economist di Londra: con un approccio di apprendimento automatico ha calcolato 12-22 milioni di morti in eccesso, ovvero tra 2 e 4 volte il bilancio ufficiale della pandemia. Giacomo De Nicola, statistico dell’università Ludwig Maximilian di Monaco in Germania, nel 2021 ha provato a calcolare la mortalità in eccesso causata dalla pandemia in Germania. E cosa ha scoperto? Che confrontare i decessi con la mortalità media negli anni precedenti sottostimava costantemente il numero di decessi previsti e quindi sovrastimava i decessi in eccesso. La chiosa migliore forse l’ha data  Andrew Noymer, demografo dell’Università della California. Per lui gli studi demografici carenti sono alla base delle stime di mortalità errate. “I demografi sono stati parte del problema, perché per 60 anni abbiamo aiutato a mettere i cerotti su questo. Abbiamo sviluppato tutti i tipi di tecniche per stimare i tassi demografici in assenza di dati concreti”.

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