Un nuovo attacco dall’Iran ha preso di mira la base italiana in Kuwait, colpendo la struttura di Ali Al Salem senza causare vittime tra i militari italiani. L’episodio sottolinea la crescente vulnerabilità delle installazioni occidentali nella regione e conferma come il contingente italiano rimanga operativo, seppur con numeri ridotti, di fronte alle crescenti minacce.
Attacco aereo alla base italiana in Kuwait: i soldati italiani rimangono al sicuro
La base di Ali Al Salem Air Base è stata colpita per la quarta volta in due settimane da droni iraniani. I militari italiani, al riparo nei bunker, non hanno subito feriti, ma un Predator/Reaper da ricognizione è stato completamente distrutto.
Come ha spiegato il generale Luciano Portolano, il velivolo “costituiva un elemento indispensabile per lo svolgimento delle attività operative” ed era già stato alleggerito nei giorni scorsi in relazione all’evoluzione del quadro di sicurezza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito: “Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale.
La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area”. La missione italiana prosegue quindi, anche se con un contingente ridotto, per limitare rischi inutili pur mantenendo operative le attività essenziali.
L’Iran colpisce una base italiana in Kuwait, la reazione del Governo: “Non ci faremo intimidire”
La situazione resta critica in tutto il Medio Oriente. Gli attacchi si estendono anche a Camp Singara, dove un autocarro logistico è stato distrutto da un drone iraniano. I contingenti italiani operano nell’ambito della missione Prima Parthica, attiva dal 2014 contro Daesh. Si valuta l’invio di sistemi anti-drone o di un eventuale team di contraerea italo-francese, che richiederebbe almeno settanta specialisti.
In Libano, i 1.300 soldati italiani della missione Unifil restano in sicurezza, ma alcuni pattugliamenti dei Caschi Blu sono stati presi di mira. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato che “non ci facciamo intimorire perché arriva un drone. Manteniamo fede ai nostri impegni”, mentre Crosetto ha mantenuto un contatto diretto con i leader dell’opposizione e ha assicurato che il governo segue “con la massima attenzione l’evoluzione del quadro di sicurezza nell’area”. Lo Stretto di Hormuz rimane il punto focale della crisi, con circa mille navi in attesa di attraversamento, mentre l’Iran e gli Stati Uniti continuano lo scontro sia militare sia diplomatico.