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Isis, rivelazione shock di una miliziana: ‘Bello torturare le donne davanti a padri o mariti’

Una miliziana dell'Isis, dell'età di 25 anni, ha rivelato alcuni particolari sulle torture effettuate sulle donne dalle donne.

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L’Isis prende al suo interno donne come miliziane, che possono essere crudeli almeno quanto gli uomini. In particolare una, di 25 anni di età, ha fatto delle rivelazioni davvero sconcertanti. Secondo il suo racconto, rivelato allo scrittore Ahmad Ibrahim, le jihadiste britanniche sarebbero di gran lunga le più crudeli e sadiche.

La rivelazione della giovane, nota col nome di Hajer, si basa sulla sua esperienza. Lei è una disertrice dell’Isis appartenente alla brigata femminile Al-Khansaa. Si è unita al movimento nel 2014.

Donne Isis sadiche

Le jihadiste britanniche infliggevano terribili dolori grazie ad un particolare arnese, chiamato biter. Quest’attrezzo è simile ad uno strumento di caccia, ed è in grado di strappare grossi pezzi di carne. Questa tortura è inflitta soprattutto alle donne che non seguono le regole del califfato.

Ad infliggere questo supplizio, a quanto pare, sono altre donne. In confronto, le doglie del parto sono meno dolorose, secondo le testimoni dirette.

E tutto questo, alla giovane Hajer piaceva molto. In particolare questa attività la divertiva, soprattutto quando erano presenti anche padri, mariti o altre persone care della povera vittima. Hajer confessa ad Ahmad Ibrahim che sono le europee quelle più sadiche, in particolare le britanniche. Una brutalità inconcepibile per persone civili, che sembra essere una valvola di sfogo per un malessere represso.

Un malessere che con la civiltà occidentale non si riesce a curare, ma che col fondamentalismo islamico, a quanto pare, si ha sollievo.

Jihadiste britanniche

Le jihadisti britanni si sono trasferite in Siria o Iraq dopo essersi sposati con sostenitori del fondamentalismo islamico. Non c’è solo la tortura nelle loro mansioni. Sarebbero proprio le donne britanniche della brigata Al-Khansaa ad occuparsi della gestione delle case-prigione, in cui vengono rinchiuse le centinaia di donne e bambine (soprattutto yazide) rapite dai centri del nord dell’Iraq e costrette a diventare schiave sessuali alla mercé dei miliziani.

Questi bordelli sono concepiti per premiare il valore mostrato dai militanti sul campo.

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La morte di Muath Al-Kasabeh

Hajer racconta anche della cattura e dell’omicidio di Muath Al-Kasabeh, ex ufficiale pilota giordano catturato dai johadisti il 24 dicembre del 2014. Il 3 gennaio successivo, l’uomo fu arso vivo. La sua morte fu ripresa con un video di 22 minuti e 34 secondi. Il filmato è un vero e proprio snuff movie ed è intitolato La guarigione del torace dei credenti. Vediamo il pilota seduto su un tavolo, con un occhio nero. La vittima rivela i dettagli del suo caccia e fa 11 nomi di politi giordani condannati a morte. Poi lo vediamo in una gabbia, cosparso di benzina. L’uomo viene quindi bruciato vivo. Alla morte assistettero numerosi seguaci dell’Isis, tra cui c’era anche Hajer. La ragazza 25enne rivela che quella è stata la tortura più brutale a cui abbia assistito. E se lo dice lei, che ne ha effettuate molte, c’è da crederci.

L’uomo e la violenza

Il racconto ci sconvolge, e vorremmo non fosse vero. La violenza ha sempre accompagnato l’uomo, per un motivo o per l’altro. Per esempio, gli anitichi Romani, che hanno così tanto contribuito a gettare le basi della nostra civiltà occidentale, si divertivano, a pi livelli sociali, ad assistere ai giochi dei gladiatori. Poi, per secoli, e lo è ancora in alcune zone del mondo, le esecuzioni capitali sono state dei veri e propri spettacoli. Vincere, superare questo bisogno di violenza, è la chiave per un mondo migliore.

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