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L’appello di Federica Pellegrini: “Lo sport si occupi degli atleti trans”

Un vero protocollo scientifico che serve e ancora manca, perciò arriva l’appello di Federica Pellegrini: “È ora che lo sport si occupi degli atleti trans”

Federica Pellegrini

L’appello di Federica Pellegrini che per i prossimi Mondiali di nuoto non ci sarà è un appello forte e concreto: “Lo sport si occupi degli atleti trans”. La campionessa di nuoto ha spiegato che il tema deve essere affrontato una volta per tutte e lo ha fatto in occasione di una nuova era che parte proprio dalla cessazione della sua attività agonistica.

In ordine a questa sua scelta la Pellegrini ha detto in una intervista su La Stampa e sul Secolo: “Non sono depressa, triste o simili solo che è una situazione inedita con cui devo fare i conti”. 

Pellegrini: “Lo sport si occupi degli atleti trans”

E ha spiegato che per le Olimpiadi del 2024 si vede “al lavoro con il Cio, per il resto dovrò decidere. Ho ricevuto offerte importante su entrambi i fronti.

Nel bordo vasca mi ci vedo ma non ad allenare, c’è già un tecnico in famiglia basta e avanza. Vedere Matteo (Giunta) che faceva la valigia per seguire i suoi nuotatori a Budapest è stata la cosa più strana fino a qui”. E con il Cio la Pellegrini è in Commissione atleti e dovrà affrontare prima o poi il tema di chi ha cambiato sesso, come Lia Thomas che ha vinto nei campionati universitari dopo la transizione da uomo a donna.

Ha detto la Pellegrini: “Il tema è superdelicato”

“Serve e manca un vero protocollo scientifico”

“Il Cio si è esposto e ha lasciato alle singole federazioni la possibilità di regolamentarsi in materia. Da sport a sport i parametri cambiano molto. Penso che si debba arrivare a definire un protocollo scientifico basato su studi attenti e formularlo al dettaglio. Parto dal presupposto che lo sport debba essere aperto a tutti, maschi, femmine, fluidi e trans però se a livello amatoriale è giusto lasciare libere le iscrizioni, a livello olimpico bisogna garantire una competizione equa”.

E ancora: “È un territorio ancora inesplorato, dal punto di vista fisiologico non abbiamo ancora le risposte che servono. Allenarsi da uomo per 18 anni vuol dire definire il corpo e la resistenza in un modo che magari resta anche dopo una transizione. Servono linee guida certe e purtroppo non siamo lì”.

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