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L’opinione di Giampiero Casoni

La grandezza di Gino Strada: essere molto più piccolo di quello che ha creato

Gino Strada: nell’andarcene a cercare le ragioni della sua grandezza dobbiamo guardare ad Emergency ed ai volumi galattici di dolore che ha curato

Gino Strada

La vera grandezza è quando riesci a stare sempre un passo indietro a quello che hai creato, senza usarlo come sedia per guardare la forfora degli altri. E Gino Strada questo era: uno che sapeva benissimo che Emergency è grande e che lui è piccolo, il che fa di lui un grandissimo.

Ma non diteglielo, il tipo è capace di incazzarsi anche dal posto dove se ne è andato e le incazzature di Gino Strada facevano media statistica negli studi sulla tettonica a zolle, giova ricordarlo. E dobbiamo tener fede a questo grimaldello, nel ricordare Gino, perciò nell’andarcene mesti a cercare le ragioni della sua grandezza dobbiamo guardare ad Emergency ed ai volumi galattici di dolore che ha alleviato in questo cantuccio di galassia.

La regola era ed è: si cura tutti e il primo che mette steccati fra guerre giuste e guerre sbagliate, fra sofferenze “meritate” e sofferenze ingiuste è meglio che vada a selfarsi con un bimbo biafrano in braccio, così quando torna al Circolo Canottieri gli fanno l’applauso e gli dicono che cià un cuore grande come quello del nonno Cavaliere del Lavoro che toccava il culo alle cameriere. Perché Emergency questo fa: schifa tutte le guerre e tutto quello che tutte le guerre fanno a tutti quelli che nelle guerre ci capitano: per destino, per scelta, per sfiga o per congiunzione astrale poco cale, li si cura tutti.

E succede che quando ti dai una mission così banale e così immensa poi la tua creatura tiene sempre ferma la barra sulla cura dei corpi ma inizia a diventare anche un totem per le anime. Ecco, ad Emergency è accaduto questo, dal 1994 ad oggi: è diventata paradigma etico. Perché da rappezzare le pance maciullate dalle mine a dire che le mine assieme alle pance degli uomini maciullano la pancia dell’umanità il passo è breve, quando ci metti la tigna che Gino Strada e i suoi ci mettevano.

Ma Emergency e il dottor Strada nel trappolone della mistica pacifista un tanto al chilo non ci sono mai caduti: andava combattuta la guerra e alla guerra solo la guerra puoi fare. Come? Stroncando per quanto possibile le sue mire sozze, ridando un sorriso in Angola, attaccando una gamba nei Balcani, sistemando una mascella in poltiglia in Libia, tampinando la puttana con la falce e sua sorella con il cannone in ogni angolo del mondo, togliendole il respiro, ammazzando la morte ogni volta che una vita spuntava dalle marmaglie di sangue che la pazzia dell’uomo sperde per il pianeta.

Gino Strada ha fatto migliaia di figli, uno per ogni pinza da tenere, tampone da premere, arteria da suturare, baracca da pittare e sudore da spremere bestemmiando nelle polveri e nelle giungle di questo strano posto dove cerchiamo il progresso e ci dimentichiamo della civiltà, dove ogni cristo deve essere per forza arruolato dalle fazioni che pescano nel paiolo delle sue lotte. Sono i volontari di Emergency che non riporteranno in vita Gino ma terranno in vita quel che Gino Strada ha fatto. E quando quel che fai ti sopravvive vuol dire che non sei morto, ma che sei solo andato un attimo a prendere nuove garze. Le garze che Gino Strada e i suoi hanno messo sull’anima ferita del mondo

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