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L’opinione di Giampiero Casoni

No, Salvini non aveva ragione a citofonare solo perché ora la famiglia è indagata

Quando Salvini chiese “Scusi, lei spaccia?” quello fu, è e resterà un fatto assolutamente irrituale per un leader politico e un uomo delle istituzioni.

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La ragione ex post, cioè quella che ti arriva dopo che l’avevi impugnata senza aver ragione di farlo, è la cosa più maledetta del mondo e lo è per due motivi. Primo, perché quando te la prendi gratuitamente in anticipo fai delle grosse figure di roba calda e marrò.

Secondo: perché quando poi te la intesti di nuovo sulla scia degli eventi successivi dai l’impressione non di aver avuto ragione, ma di aver avuto culo.

Ora, a meno di non voler far cadere Matteo Salvini nella broda mistica della preveggenza stile Minority Report il dato è uno solo: se la famiglia di tunisini che lui prese di mira nel 2020 in campagna elettorale sarà condannata per droga, allora quello diventerà un fatto giudiziario, tuttavia quando il Salvini medesimo la andò a “stuzzicare” al citofono con il mantra “Scusi, lei spaccia?” quello fu, è e resterà un fatto assolutamente irrituale per un leader politico ed un uomo delle istituzioni e non c’è carpiato quantico che tenga.

Oggi il conducator del Carroccio pigola come un chiurlo in fregola da siepe e sui social scrive tronfio che “il tempo è galantuomo” e che “la sinistra aveva difeso la famigliola”, cioè cerca di alzare la gamba su un albero che lui stesso aveva considerato povero di frutti. Quando? Quando Salvini medesimo, non sapendo che di lì a qualche mese un blitz della polizia gli avrebbe scodellato di nuovo la faccenda davanti, ammise che quello di citofonare al giovane tunisino in sentor di spaccio era stato un errore.

In punto di Diritto lui non violò alcuna legge, è vero, tant’è che un Gip archiviò una presunzione di reato per diffamazione oggettivamente insostenibile in un dibattimento che non si tenesse in un Cim, ma il dato etico resta. Resta perché fare una cosa stupida non la rende meno stupida o riabilitabile solo perché in un’altra casella temporale la polpa di quella cosa stupida trova struttura, non funziona così e lo sappiamo tutti.

E lo sa anche Salvini, che però sa anche che queste capriole logiche non sono numero per il circo social da cui attinge consensi e “vai Capitano”. Lì la faccenda è più basica e primordiale: Matteo, il Buon Vecchio Matteo aveva ragione e lo sapeva prima di tutti che lì qualcosa puzzava e onore al suo Fiuto Ottimo Massimo ed alla conferma che la sua è la Via Maestra.

Di questi tempi e con Giorgia Meloni che per guardarlo deve farsi venire il torcicollo va bene anche questa fuffa vaticinante, perché alle ragioni insostenibili ci si attacca solo chi è allo stremo. Allo stremo come il Buon Vecchio Matteo che nel 2020, giusto prima della scoppola elettorale esattamente dove impugnò il citofono, aveva il 30% ed oggi se solo vede il 16% sui monitor stappa lo champagne.

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