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Nuove proteste nello stabilimento produttivo degli Iphone: calo della produzione

Produzione iPhone

Stabilimento produttivo di Foxconn: nuove proteste in Cina da parte degli operai che producono iPhone. Calo della produzione, Apple decide di intervenire

Zhengzhou (Cina).

Stabilimento in protesta: crolla la produzione di iPhone. Contestazioni e fughe di lavoratori contro le politiche draconiane anti-Covid hanno portato a uno scontro acceso tra operai e personale di sicurezza dello stabilimento produttivo Foxconn. Distrutte le telecamere di sorveglianza.

Foxconn: colosso dell’elettronica taiwanese

La politica della tolleranza zero – basata su lockdown, test di massa e quarantene –, attuata dopo il rialzo dei casi Covid (ai massimi da inizio pandemia) nella città dell’iPhone, ha finito per aggravare la tolleranza nei confronti di certe condizioni da parte degli operai di Foxconn, esponendo a ingenti danni il sistema produttivo della mela più famosa del mondo: Apple rischia un crollo superiore al 30% soltanto nel mese di novembre.

Ed è difficile, dopo la valutazione degli atti di protesta, pensare di ripristinare la produzione entro la fine del mese.

Aggressioni e scontri nell’impianto

Ad aizzare le centinaia di operai del colosso dell’elettronica, anche i ritardi nei pagamenti dei bonus salariali, promessi dai dirigenti, e i turni massacranti, che hanno portato all’aumento del tasso di suicidi avvenuti all’interno del maxi stabilimento. Si aggiungono, poi, le accuse di mancata sicurezza relativa al contenimento della diffusione pandemica: molti hanno affermato di essere stati costretti a condividere i dormitori con colleghi positivi al Covid.

In una gravità simile, decide di scendere in campo anche Apple, pronta a farsi carico di alcune delle problematiche emerse, così da sollevare i dipendenti almeno delle preoccupazioni relative ai pagamenti e alla sicurezza sanitaria.