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Viaggio in Cina di Di Maio: delegazione soggiorna al Four Season

Durante il suo viaggio in Cina Di Maio ha pubblicato la foto del biglietto aereo, sul quale ha viaggiato in economy. Ma nessuna foto dal Four Season

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Quasi tutti ricorderemo le polemiche recentemente sorte con il viaggio in Cina di Di Maio. La fotografia dal sedile dell’aereo – resa a imperitura memoria di un viaggio fatto in Economy – aveva infatti viaggiato in rete, dividendo una volta di più il popolo italiano tra chi sosteneva l’impegno della nuova classe politica teso alla riduzione delle spese, e chi vedeva questo genere di mosse come il fumo negli occhi del populismo.

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Bene, comunque la pensiate sulla questione dei voli di stato, o delle auto blu, bisogna sempre considerare che ciò che non si vede è spesso importante tanto quanto ciò che ci viene lasciato vedere.

Se il vicepremier ha infatti deciso di scattarsi una foto dal suo posto in economy class, non ha deciso di fare altrettanto una volta giunto a destinazione al Four Season di Pechino, hotel a 5 stelle, parte di una delle catene alberghiere più rinomate e diffuse in tutto il mondo. Albergo che ha ospitato la delegazione italiana – che contava più di dodici persone – per la durata della missione diplomatica, durata dal 19 al 22 settembre 2018.

Il Vicepremier Di Maio e le foto non scattate

Dal vicepremier Di Maio quindi nessuna foto quindi che potesse rendere la testimonianza dello splendido panorama godibile dalle finestre di cristallo del grattacielo, o dei preziosi interni di lusso dell’edificio.

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Dall’entourage del Ministro, scrive L’Espresso, confermano il soggiorno del capo del Ministero dello Sviluppo Economico presso la struttura del Four Season, ma precisano che la cifra pagata – di due o trecento euro a notte – risulta essere allineata con le direttive in materia del Ministero. E alla domanda sul perché le conferenze stampa siano state organizzate in ambasciata piuttosto che in Hotel, gli uomini del 5 stelle assicurano che la scelta è stata fatta unicamente per motivi organizzativi: in ambasciata sarebbe stato più comodo organizzare gli incontri.

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Bisogna sottolineare che in tutti i paesi (almeno quelli con cui vale la pena fare paragoni) i rappresentanti impegnati in visite di stato non alloggiano in bettole, e non usano i mezzi per spostarsi. E non certo perché siano degli scrocconi, bensì perché impegnati nell’importante compito di rappresentanza degli interessi del paese all’estero. Il problema sorge nel momento in cui si presenta in bella vista la parte di realtà che si sa fare breccia nel sentimento popolare, nascondendo però quella che si teme possa essere, se non più “scomoda”, sicuramente meno condivisa. Una paura che visto il clima di caccia alle streghe, che con le molte vicende emerse ultimamente (delle quali quella riguardante Laura Boldrini rappresenta solamente l’ultimo caso) – i Cinque Stelle hanno contribuito a creare, potrebbe non risultare purtroppo infondata

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