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Di Maio rassegna le dimissioni: “Ho portato a termine il mio compito”

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Luigi Di Maio ha annunciato le sue dimissioni da capo politico del M5s, consegnando il ruolo di reggente ad interim al senatore a Vito Crimi.

dimissioni di maio m5s
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Luigi Di Maio ha dato le proprie dimissioni da leader del Movimento 5 Stelle. Nell’incontro pubblico tenutosi al Teatro Adriano a Roma, il leader grillino ha infatti lasciato la carica di capo politico del Movimento che ricopriva dal 2017; decisione ufficilizzata dopo la riunione con i ministri e i viceministri pentastellati avvenuta in mattinata.

Nel suo discorso Di Maio ha fatto un sunto dei traguardi raggiunti dal M5s in questi anni di governo e di opposizione, ringraziando personalmente i suoi compagni di partito e in particolar modo il Premier Giuseppe Conte. Sul finale ha inoltre scelto di togliersi simbolicamente la cravatta che lo ha sempre contraddistinto durante la sua esperienza politica.

Il discorso di Luigi Di Maio

Nel suo discorso, Di Maio specifica come l’idea dei facilitatori sia venuta al Movimento subito dopo la disfatta delle elezioni regionali in Abruzzo del 2019: “Ho portato a termine il mio compito.

Oggi inizia il percorso per gli stati generali, un momento importantissimo in cui il movimento traccerà l’idea dei Paese per gli anni a venire. […] È giunto il momento per il M5s di rifondarsi, oggi si chiude un era”.

Il ministro degli Esteri racconta poi il suo inizio come parlamentare della Repubblica: “Sono arrivato a marzo 2013 a roma , a 26 anni. Venti giorni dopo sono stato eletto vicepresidente della Camera dei Deputati.

Il più giovane della storia. Alla prima riunione dei parlamentari [del M5s ndr] nessuno conosceva quello di fianco”.

L’attacco ai nemici del Movimento

Arriva poi anche la stoccata ai cosiddetti “nemici” del M5s, con implicito riferimento ai tanti parlamentari che negli anni hanno lasciato il movimento (non ultimo il senatore Gianluigi Paragone): “I peggiori nemici sono quelli che uno non si immagina di avere. Sono quelli per cui si è lottato insieme, sono quelle persone che al nostro interno non lavorano per il gruppo ma per la loro visibilità, persone che poi non ci mettono la faccia quando si tratta di lavorare, che criticano senza costruire ma solo per distruggere”.

Di Maio poi punta il dito contro quello che fin dal principio è stato il vero nemico del Movimento: quella casta che nell’intervento viene incarnata anche dalla famiglia Benetton: “Sappiamo bene che il movimento è nato in opposizione al potere costituito” come si è potuto notare “con la battaglia per le concessioni autostradali ai Benetton. Ogni volta che cerchi di sgretolare quei privilegi costituiti cercano di metterti all’angolo: è successo sui vitalizi, sulle trivelle in mare, sulle pensioni d’oro, sul carcere per gli evasori e sull’aumento delle tasse per i concessori del gioco d’azzardo”.

Il nodo della piattaforma Rousseau

Durante l’intervento Di Maio affronta inoltre la questione della presunta antidemocraticità della piattaforma Rousseau, puntando il dito contro quei parlamentari del M5s eletti grazie a Rousseau e successivamente usciti dal movimento proprio perché contrari al sistema di voto sulla piattaforma: Agli italiani delle nostre regole interne non interessa nulla. A loro interessa cosa facciamo per quelli fuori dai palazzi, non per quelli dentro”.

Il capo della Farnesina si augura poi che possano finire le suddette polemiche all’interno del M5s: “Basterebbe che il Movimento imparasse a ricordare le regole che si è dato e non a metterle sempre in discussione. Io auguro al Movimento di riconoscersi, e se riceviamo attacchi di ogni tipo è perché la politiche vede nel movimento un usurpatore. Perché qualcuno credeva di poter chiudere i voti in un cassetto e trattare i cittadini come fessi”.

Le parole su Giuseppe Conte

Nel ricordare le tape fondanti del M5s, Di Maio, si sofferma poi sull’importante ruolo ricoperto da Giuseppe Conte nella corsa al governo del Paese: A Conte non bisogna insegnare nulla. Ho sempre detto a Giuseppe che quella che per me era preoccupazione e diventata ammirazione nei suoi confronti. Un cittadino che non aveva mai fatto politica è diventato Presidente del Consiglio. È la massima esperssione del concetto dei cittadini che fanno politica e che diventano stato”.

Dimissioni e finale senza cravatta

Sul finale arriva finalmente il momento delle dimissioni annunciate in precedenza: “Oggi sono qui per rassegare mie dimissioni, per favorire il percorso verso gli stati generali. Io non ci penso per nulla a mollare si chiude soltanto una fase e ci vediamo agli stati generali, dove potrò portare le nostre idee, ci sarò e non mollerò mai.

Come ultimo gesto, Luigi Di Maio decide di togliersi inoltre quella cravatta che per tutti questi anni lo ha contraddistinto all’interno del M5s: “Gianroberto mi ha fatto un solo e uno regalo, un libro che si intitola “L’elogio della cravatta” di Mariarosa Schiaffino. mi diceva ma tu hai sempre la cravatta e mi propose di approfondire il significato del tipo di nodo perché anche il nodo era comunicazione. […] La cravatta per molti ha contraddistinto il mio operato da capo politico, per me ha rappresentato un modo per rispettare le istituzioni e per ringraziarvi me la tolgo qui davanti a tutti”.

Salvini: “Paga l’abbraccio mortale col PD”

Secondo Matteo Salvini, la colpa della caduta di Di Maio è da attribuire “all’abbraccio mortale con il PD dei poteri forti, imposto da Grillo. È stato un tradimento per milioni di italiani che volevano il cambiamento. Sia in Emilia Romagna che in Calabria [alle elezioni regionali del 26 gennaio, ndr], molti ex elettori del M5s sceglieranno la Lega”. I partiti di maggioranza, continua l’ex ministro, sono invece in difficoltà perché “litigano su tutto. Prima si vota meglio è“.

Concluso il vertice a Palazzo Chigi

Si è concluso poco prima di mezzogiorno l’incontro a Palazzo Chigi tra Luigi Di Maio, i ministri e i viceministri pentastellati. Il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora ha confermato che il capo politico del M5s “oggi parlerà, restiamo uniti“. Anche il capogruppo alla Camera Davide Crippa ha assicurato che “il Movimento andrà avanti” a prescindere dalla leadership di Di Maio. “Deve andare avanti, è una forza di governo e dal punto di vista della credibilità nulla è messo in discussione”. “Abbiamo sempre parlato di una gestione collegiale e penso si andrà in questa direzione” auspica Carla Ruocco.

C’è però anche chi non crede che Di Maio rassegnerà davvero le dimissioni, come la deputata Angela Ianaro: “Sono solo indiscrezioni. Se fosse, non sarebbe né il primo né l’ultimo”.

“Vediamo quando si consuma l’atto. Non è che si è ammalata mia mamma, sono un espulso” è il commento pungente di Gianluigi Paragone.

Conte: “Tirato per la giacchetta”

È arrivato in mattinata il commento di Giuseppe Conte all’annuncio delle prossime dimissioni di Luigi Di Maio. Il premier si è detto convinto che il leader M5s sia stato “tirato per la giacchetta” e ha invitato ad attendere “che assuma lui un’iniziativa. Se fosse una sua decisione lo rispetterò”, pur senza nascondere il dispiacere “sul piano personale”.

M5s, in arrivo le dimissioni di Di Maio

Dopo le varie richieste dei dissidenti del Movimento 5 Stelle, Di Maio sembrerebbe deciso a rassegnare le proprie dimissioni. Il capo politico e ministro degli Esteri, infatti, ha convocato alle 10 i ministri e i viceministri per una riunione. In realtà, è bene ricordare che Di Maio è solito vedere la squadra di governo del partito per poter fare il punto della situazione e programmare come proseguire il lavoro.

L’incontro convocato per mercoledì, però, potrebbe aprire ad uno scenario differente, con Di Maio pronto ad annunciare le proprie dimissioni a pochi giorni dalle elezioni nelle regioni Calabria ed Emilia Romagna. Una decisione che ha colto di sorpresa anche alcuni esponenti del partito pentastellato, con lo staff del ministro degli Esteri che afferma trattarsi di indiscrezioni non corrispondenti al vero. Nel caso in cui le voci si tramutassero in realtà, la reggenza del Movimento, da Statuto, spetterebbe a Vito Crimi, in quanto membro più anziano del Movimento.

A proposito delle possibili dimissioni di Di Maio, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, ospite a Porta a Porta ha affermato: “Di Maio lascia la direzione del M5S? Non commento indiscrezioni e non entro nella loro vita interna. Nel M5S c’è una grande sottovalutazione ovvero che non si può dire Salvini e Zingaretti sono la stessa cosa”. Per poi aggiungere: “Se mi farebbe piacere? No, abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo. Io non solo scommetto sul Pd ma insisto sempre nel dire che bisogna ricostruire un campo largo, essere alleati e non avversari. È un messaggio che non sempre arriva ai leader ma molto alla base”.

Spread a 170 punti

Sale lo spread dopo l’annuncio delle prossime dimissioni di Luigi Di Maio. Il rapporto tra Btp-Bund impenna di sette punti rispetto alla chiusura del 21 gennaio, arrivando a quasi 170 punti base (picco del 169,6, poi attestatosi sui 168 punti) e con un rendimento dell’1,44%.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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