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Coronavirus, richiesta commissione d’inchiesta sulla Regione Lombardia

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Per far luce sui lavori della Regione contro il Coronavirus, i consiglieri del M5S richiedono una commissione d'inchiesta sulla Lombardia.

Coronavirus Lombardia
Coronavirus Lombardia

Per contrastare l’emergenza Coronavirus, la Regione Lombardia ha risposto prontamente con misure di contenimento e aiuti alle strutture sanitarie. Tuttavia, non sono mancati errori e silenzi, sui quali ora in molti chiedono la verità. I consiglieri regionali del M5S hanno così chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta che valuterà l’operato della giunta di Attilio Fontana.

Coronavirus, commissione d’inchiesta in Lombardia

Il consigliere Gregorio Mammì ha spiegato la scelta della proposta portata avanti dai consiglieri grillini. “È la richiesta più importante che potevamo fare. Deve essere sottoscritta da almeno un terzo dei componenti del Consiglio regionale. Quindi dovrà coinvolgere anche altre forze politiche. L’obiettivo è ragionare sul modello di sanità creato nella nostra regione e le risposte che ha saputo dare. Se guardiamo i dati non si capisce come diverse strategie di contenimento di organizzazione della sanità regionale abbiano dato risposte migliori altrove”, è il suo giudizio.

Sulla volontà di fare chiarezza sull’emergenza Coronavirus e sul modo con lui la Regione Lombardia ha affrontato il problema, il consigliere ha precisato: “Al 31 marzo il Veneto ha effettuato 2.165 tamponi ogni 100.000 abitanti, la Lombardia 1.139 ogni 100.000 abitanti. Il tasso di ricoveri in Veneto è 41.5 ogni 100.000 abitanti, in Lombardia 131.5. Il tasso dei decessi in Veneto 9.7 ogni 100.000, in Lombardia 71.6”. Quindi ha sentenziato: “Non so se è fortuna veneta o errata strategia lombarda”. Poi ha fatto sapere di aver “inviato una lettera a Fontana chiedendo un incontro. Conteneva delle proposte sulla gestione dell’emergenza e la richiesta di tavoli di lavoro istituzionali. Abbiamo le commissioni competenti, che sono bloccate per motivi burocratici mentre potevano essere il luogo istituzionale di confronto e di testimonianze dai territori. Da due settimane riusciamo a fare alcune commissioni via call, che nella realtà non sono prese in considerazione. Se in commissione sanità ci avessero detto che avrebbero mandato malati nelle RSA forse saremmo riusciti a fargli cambiare idea e avremmo salvato centinaia di nonni”.

Non sono mancate neppure le critiche per il nuovo ospedale realizzato in fiera. “Si è partiti da annunci di 400 posti letto pronti in sei giorni e siamo passati alla santificazione con 8/23 posti che ancora non funzionano. Nonostante il grande lavoro degli operai di Fiera, è evidente che qualcosa non quadra. A Bergamo gli alpini e i volontari artigiani hanno terminato 142 posti letto, di cui 72 in terapia intensiva e subintensiva”, ha osservato. Quindi ha dichiarato: “Inoltre, per l’ospedale in Fiera, Gallera ha annunciato donazioni per più di 40 milioni. Non sono soldi pubblici, ma perseguono una pubblica finalità. Perciò devono essere spesi nel rispetto dei cittadini che si sono privati di qualcosa per questo progetto. Visti i tempi forse si sarebbero potute recuperare strutture dismesse dalla politica Lombarda”.

Le critiche dei sindaci

Il consigliere Mammì ha ricordato anche le accuse rivolte da alcuni sindaci lombardi all’amministrazione regionale.

Infatti, ha commentato: “I sindaci sono l’istituzione più vicina ai cittadini. Il Governo ha previsto aiuti concreti da far gestire direttamente a loro. La Regione invece non mette a disposizione neanche semplici informazioni. È importante dare continuità alle azioni prese dalle amministrazioni. Dal Governo ai Comuni la linea deve essere chiara e condivisa”.

I dispositivi di protezione individuale

In merito ai problemi riscontrati sui dispositivi di protezione individuale da parte del governo, il consigliere lombardo ha dichiarato: “Per giorni ci siamo sentiti dire che la protezione civile non mandava Dpi, che il Governo era immobile e altre polemiche inutili. Poi sia il ministero della Salute che la protezione civile hanno pubblicato l’elenco dei materiali inviati alle regioni. E abbiamo scoperto che ci hanno inviato oltre 4 milioni di mascherine chirurgiche, oltre 2 milioni di ffp2 e ffp3, più di 3 milioni di guanti e 18.000 occhiali protettivi”.

Quindi ha sentenziato nuovamente: “Come è possibile che tutte le strutture non hanno Dpi? Chiedere trasparenza non è mai pleonastico. Per esempio, ATS Milano ha speso oltre 47.000 euro per 6.500 mascherine ffp2. Un prezzo fuori mercato, soprattutto per un ente pubblico. Qualcuno controlla? O come al solito parleremo per anni di scandali?”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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