Fonti di intelligence europee riportate da media internazionali descrivono un progressivo irrigidimento delle misure di sicurezza attorno a Vladimir Putin, alimentato dal timore di poter essere ucciso. Il quadro delineato parla di un clima di crescente diffidenza all’interno dell’apparato russo, segnato da preoccupazioni per attentati, instabilità interna e possibili minacce provenienti anche dall’élite politica.
Crisi di sicurezza, episodi critici e isolamento politico per Vladimir Putin
Diversi episodi recenti avrebbero contribuito ad aumentare la percezione di vulnerabilità all’interno del Cremlino. Fonti citate dal Financial Times indicano in particolare due eventi: un ampio attacco ucraino contro basi aeree situate nel territorio russo e la rapida cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti.
Tali sviluppi sarebbero stati interpretati come segnali di una crescente capacità di azione contro obiettivi di alto livello. Il documento non chiarisce però chi rappresenterebbe concretamente la minaccia per Putin né su quali prove si basino tali valutazioni, limitandosi a indicare una generale inquietudine interna.
In questo contesto si inserirebbe anche la decisione del governo russo di ridurre la presenza di sistemi militari nella parata del 9 maggio, tradizionale celebrazione della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale, scelta letta come ulteriore misura precauzionale contro possibili attacchi.
Secondo analisti, il presidente avrebbe sviluppato negli anni una crescente attenzione alla propria sicurezza, già evidente durante la pandemia di Covid-19, quando continuava a mantenere incontri a distanza e imponeva lunghi periodi di quarantena ai visitatori.
Alcuni osservatori collegherebbero inoltre l’attuale impostazione del potere a un progressivo isolamento decisionale, che avrebbe ristretto il cerchio dei consiglieri a figure provenienti soprattutto da ambienti militari e di sicurezza. Tra questi viene citato anche l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu, indicato in modo significativo dal rapporto come una delle persone che il sistema di sicurezza russo assocerebbe al rischio di un possibile colpo di Stato.
“Putin ha paura di essere ucciso o di un colpo di Stato”: il rapporto dell’intelligence svela tutto
Secondo un rapporto attribuito a un’agenzia di intelligence europea, citato da diverse testate internazionali tra cui la CNN, negli ultimi mesi Vladimir Putin avrebbe intensificato in modo significativo le misure di protezione personale, spinto dal timore di poter essere ucciso o rovesciato tramite un colpo di Stato. Le fonti non indicano né quale sia l’agenzia né il Paese in cui operi. Il documento descrive un sistema di sicurezza più rigido che includerebbe la sorveglianza nelle abitazioni di persone appartenenti alla cerchia più vicina del presidente, come cuochi, fotografi e guardie del corpo. A questi collaboratori sarebbe stato vietato l’uso di trasporti pubblici e di telefoni con accesso a internet durante la sua presenza. Parallelamente, il leader russo avrebbe ridotto la partecipazione agli eventi pubblici, pur continuando a mantenere un’immagine di presenza attraverso l’uso di fotografie d’archivio diffuse dalla propaganda statale, così da evitare vuoti comunicativi o speculazioni.
Secondo il rapporto, trascorrerebbe sempre più tempo in un bunker nella regione di Krasnodar e privilegerebbe riunioni da remoto, evitando spostamenti verso residenze ufficiali considerate più esposte. Le nuove disposizioni sarebbero state introdotte nel dicembre 2025, dopo l’omicidio del generale Fanil Sarvarov a Mosca, episodio attribuito con alta probabilità ai servizi segreti ucraini (SBU), anche se mai rivendicato ufficialmente.
L’evento avrebbe acuito tensioni tra apparati di sicurezza ed esercito, portando alla decisione di estendere le misure protettive anche ad altri dieci alti vertici militari. Il rapporto evidenzierebbe infine una crescente preoccupazione per “attacchi con droni e per un possibile tentativo di omicidio da parte di membri dell’élite politica russa“.