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Covid, individuate cellule che rivelerebbero la gravità della malattia

Un team di ricercatori internazionali ha scoperto che una tipologia di cellule immunitarie potrebbe agire da spia per la gravità del Covid-19.

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Continuano le scoperte nel campo della cura al Covid-19, questa volta concernenti una particolare tipologia di cellule che agirebbero come allarmi per capire quale sarà il livello di gravità della malattia in un determinato paziente. A effettuare la scoperta è stato un team guidato dai ricercatori svedesi del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital in collaborazione con gli scienziati cinesi della Stemirna Therapeutics di Shanghai e quelli americani della Stanford University negli Stati Uniti.

Covid, scoperte cellule che rilevano la gravità della malattia

Alla base dello studio vi è infatti un’osservazione effettuata dagli esperto già nei primi mesi della pandemia. Essi avevano appurato che il sistema immunitario di un organismo può essere determinante nel decorso clinico della malattia. Partendo da ciò, lo studio in questione pubblicato sul Journal of Clinic Investigation ha mostrato come i pazienti colpiti dalle forme più gravi di Covid-19 presentino nel sangue valori elevati delle cosiddette cellule soppressorie di derivazione mieloide; una tipologia di cellula immunitaria che potrebbe essere il campanello d’allarme per determinare la gravità futura della malattia.

Andando nel dettaglio del ricerca si può leggere infatti come i pazienti con sintomatologia grave presentino livelli molto più elevati di uno specifico sottoinsieme monocitico di cellule soppressorie derivate da mieloidi (note come cellule M-MDSC) rispetto ai pazienti con sintomi più lievi e ai pazienti sani. A tal proposito, la professoressa la professoressa Anna Smed Sorensen del Dipartimento di Medicina del Karolinska Institutet – nonché autrice dello studio – ha affermando che la ricerca fornisce: “Un pezzo importante del puzzle nella comprensione della connessione tra il sistema immunitario innato precoce, che include M-MDSC, e il sistema immunitario adattativo successivo, che comprende le cellule T.

[…] Esiste anche una forte connessione clinica poiché questi risultati potrebbero potenzialmente utilizzati per sviluppare nuovi biomarcatori per le forme gravi di malattia.

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