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Arrestato un 21enne per gli spari del 25 aprile: identità e confessione del giovane

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Indagini in corso sul fermo di un 21enne dopo l’aggressione del 25 aprile a Roma: divergono le ricostruzioni investigative mentre cresce il confronto.

L’episodio avvenuto il 25 aprile a Roma ha acceso un dibattito pubblico e istituzionale, intrecciando aspetti legati alla sicurezza, alla politica e all’appartenenza identitaria. Le indagini della Digos hanno portato all’arresto di un giovane accusato di aver sparato contro due attivisti dell’Anpi nei pressi del parco Schuster, mentre le successive dichiarazioni e reazioni delle diverse parti coinvolte hanno contribuito ad amplificare la tensione attorno alla vicenda.

Spari al 25 Aprile, fermato un 21enne: indagini, dichiarazioni e reazioni istituzionali

Gli elementi raccolti dagli investigatori comprendono immagini che documenterebbero non solo il transito dello scooter ma anche le fasi dello sparo. Il ragazzo, studente di architettura e rider, sarebbe stato individuato anche grazie al tracciamento del percorso effettuato in zona via delle Sette Chiese, nel quartiere Ostiense, e alla presenza di una busta di consegne a domicilio.

È stato trasferito nel carcere di Regina Coeli in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Alcune fonti investigative lo descrivono come lavoratore nel settore delle consegne, mentre altre ipotesi parlano anche di attività nell’ambito immobiliare.

Come riportato da Tgcom24, sul caso sono intervenute diverse reazioni istituzionali. Il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha dichiarato: “Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraicaci riempie di sgomento e indignazione.

La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano”. Ha poi aggiunto: “In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza”.

Anche il direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, Davide Romano, ha commentato duramente: “Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”. Ha inoltre sottolineato che “La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera”. Infine ha precisato che non risultano appartenenti con il nome del giovane e ha annunciato possibili azioni legali.

Sul fronte politico, l’Anpi ha definito la vicenda di estrema gravità, parlando di un clima di crescente tensione e intimidazione. Nella nota si legge: “Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda. Da tempo assistiamo a una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma. In passato più volte dirigenti nazionali Anpi hanno ricevuto minacce e lettere intimidatorie dalla sigla GSE (Gruppo Sionistico Giovanile) e da altre sigle. Ma se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto”. L’associazione ha chiesto alla magistratura di verificare eventuali mandanti e di indagare su presunti gruppi organizzati presenti nella comunità.

Spari al 25 aprile, arrestato 21enne: il legame con la comunità ebraica e la confessione

Come riportato da Sky Tg24, la Digos ha fermato Eitan Bondi, il 21enne ritenuto responsabile del gesto avvenuto il 25 aprile a Roma contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, coppia di attivisti dell’Anpi. L’episodio si è verificato nei pressi di parco Schuster, dove i due sarebbero stati colpiti da alcuni spari esplosi con una pistola ad aria compressa. Le indagini hanno permesso di risalire al giovane grazie a un fotogramma estratto dai sistemi di videosorveglianza della zona: nell’immagine risultano riconoscibili uno scooter Honda SH bianco e un casco integrale scuro con particolari distintivi.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il movente sarebbe collegato alla presenza dei fazzoletti dell’Associazione partigiani indossati dalle vittime al momento dell’aggressione. La stessa Gabrieli, psicologa di Aprilia e militante di Sinistra Italiana, avrebbe raccontato di aver visto il ragazzo “fermarsi e puntare” contro di loro con il braccio teso prima di aprire il fuoco. L’azione sarebbe durata pochissimi secondi, circa tredici, durante i quali il giovane sarebbe arrivato e ripartito a bordo dello scooter. Bondi avrebbe inoltre confessato e dichiarato di appartenere alla Brigata Ebraica. Le accuse a suo carico includono tentato omicidio e detenzione di armi, mentre a casa sono stati sequestrati alcuni coltelli, senza però rinvenire l’arma utilizzata.