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Stupro di Rimini, caccia a 4 nordafricani: testimonianze e impronte

In seguito a quanto successo in merito allo stupro avvenuto a Rimini, si sta dando la caccia a 4 nordafricani. Ecco le testimonianze e le impronte.

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Stupro di Rimini, caccia a 4 nordafricani: testimonianze e impronte

In seguito allo stupro di Rimini, avvenuto venerdì scorso, si sta dando la caccia ai quattro nordafricani responsabili della vicenda. Gli inquirenti stanno vagliando le impronte sui reperti, stanno sentendo alcuni testimoni nei pressi di Miramare e stanno monitorando le telecamere che hanno ripreso il crimine commesso. Nella giornata di venerdì scorso, c’è stato un pestaggio e uno stupro a due polacchi oltre a violenza con rapina nei confronti di una trans lungo la Statale.

La procura di Rimini sta cercando i quattro nordafricani, i quali in base agli indizi forniti, non sarebbero nuovi alle forze dell’ordine e sarebbero conosciuti.

Una indagine difficile

Nonostante gli inquirenti sembrino essere sulle tracce dei colpevoli, invitano comunque a stare calmi e ad essere prudenti. La vicenda di Igor il russo torna prepotentemente e fa riflettere.

Gli uomini della Sco, il gruppo che si sta occupando di rintracciare i colpevoli e sta aiutando la Squadra Mobile di Rimini parla di una indagine difficile per cui non c’è ancora nulla di risolto. Da un lato, si stanno vagliando e monitorando le spiagge di Rimini e i locali per capire e dall’altra la polizia scientifica sta cercando di lavorare su ogni reperto trovato nell’area in cui è avvenuta la violenza per capire chi siano i responsabili.

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I protagonisti della vicenda

Mentre si sta cercando di chiudere la vicenda nel modo più veloce possibile, le vittime stanno attraversando momenti di dolore, sconforto e sono sempre più preoccupate. I giovani di origine polacca vogliono immediatamente tornare a casa, in Polonia. Uno di loro, in seguito al pestaggio subito, ha il naso rotto e la faccia gonfia. L’altra protagonista mostra delle lesioni al volto, ma la vicenda dello stupro non la abbandona.

In base a quanto raccontato l’assessore alla sicurezza di Rimini, la giovane “è terrorizzata dal fatto che qualcuno possa fare il suo nome, che possa essere identificata: in Polonia la vicenda ha avuto una grande eco sui media”. I due amici sono insieme nella stessa camera di ospedale e vogliono tornare a casa il più presto possibile.

Lei si sentirebbe maggiormente sicura a tornare a casa in macchina.

L’assessore parla del fatto che i polacchi sono preoccupati riguardo la loro situazione lavorativa e riferisce le seguenti parole:

«La preoccupazione di entrambi è poi il lavoro. Sono studenti lavoratori e non sanno come giustificare la loro assenza». In base alla loro esperienza in Italia, raccontano che «era stata una bellissima esperienza. Ma il finale è stato molto brutto». I due hanno usato un cellulare per comunicare con i parenti in Polonia e un pc per capire come la vicenda è raccontata in Polonia.

La vicinanza degli abitanti di Rimini

Nonostante i due non siano di Rimini, hanno ricevuto grande affetto. Sono molti i riminesi che li supportano e li aiutano fornendo delle camere per i loro parenti e qualsiasi altra cosa che possa essere utile per superare queste difficili ore. Per quanto riguarda la trans peruviana, ora è in ospedale con lesioni e graffi in tutto il colpo. In seguito allo stupro, è stata gettata tra i rovi della Statale.

Le uniche parole che è riuscita a dire sono le seguenti:

«Sono di Milano, mi trovavo a Rimini come turista». Lei, come gli altri due ragazzi, sta vivendo un periodo difficile e duro.

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