La vicenda che ha scosso la riviera di Savona si è dipanata in due giornate concitate: l’accoltellamento è avvenuto il 5 luglio 2026 sulla spiaggia del Prolungamento di Savona mentre la costituzione dell’indagato è avvenuta il 6 luglio 2026 a Milano, nel quartiere di Lambrate. La vittima, Yassine Mirinioui di nazionalità marocchina e conosciuto per vivere in una tenda sulla battigia vicino a Piazzale Eroi dei due mondi è stata trasportata in codice rosso all’Ospedale San Paolo di Savona dove è deceduta nella notte.
La dinamica dell’aggressione sulla spiaggia del Prolungamento
Secondo le ricostruzioni raccolte, lo scontro tra i due uomini è avvenuto nel pomeriggio del 5 luglio su una spiaggia affollata; testimoni presenti sulla battigia hanno riferito di aver visto i contendenti litigare prima che uno dei due estrasse un coltello e colpisse all’addome Mirinioui. In alcuni frammenti di testimonianza riportati durante gli interrogatori, l’aggressore avrebbe urlato “Impara a comportarti” immediatamente prima del fendente.
L’uomo ferito ha perso molto sangue; il personale sanitario dell’Ospedale San Paolo di Savona lo ha sottoposto a un intervento d’urgenza, ma il tentativo dei medici non è bastato a salvarlo.
Luogo e circostanze
La spiaggia coinvolta, nota e frequentata nei giorni di grande caldo, ospitava decine di persone al momento dell’accoltellamento.
La vittima viveva da tempo in una sistemazione di fortuna sulla battigia; la tensione con l’aggressore, sempre secondo quanto emerso, sarebbe derivata da questioni legate ai posti letto nei dormitori della città, un elemento che ha acceso la discussione tra i due uomini, entrambi di fatto senza fissa dimora.
La fuga, la telefonata e la costituzione a Milano
Dopo l’aggressione l’autore si sarebbe allontanato dalla spiaggia e si sarebbe diretto verso Milano. Il giorno successivo si è rivolto al recapito di emergenza: ha chiamato il 112 da un bar in via Bertolazzi nel locale noto come Bar Triste e avrebbe pronunciato le parole “Sono a Milano, venite a prendermi”. Alla telefonata ha fatto seguito l’intervento di una pattuglia della Polizia di Stato che lo ha raggiunto nel luogo indicato nel quartiere di Lambrate, trovandolo in possesso, sempre secondo gli accertamenti, del coltello utilizzato nell’aggressione.
Le ammissioni e il fermo
Portato in commissariato per l’interrogatorio, il 52enne Renato Mastroianni ha assunto la responsabilità del gesto, pronunciando frasi come “Non volevo ucciderlo…”. Il fermo d’iniziativa è stato poi formalizzato congiuntamente dalla Polizia di Stato che ha operato l’arresto a Milano, e dai Carabinieri di Savona, incaricati delle indagini sull’omicidio.
Le ricostruzioni in corso tengono conto di precedenti dell’indagato per reati contro il patrimonio e del suo vissuto ai margini delle strutture di accoglienza. Dalle prime dichiarazioni rese nel corso degli atti emergono elementi che collegano la lite alla contesa per un posto letto nei dormitori cittadini, una risorsa scarsa e di grande valore per persone in condizione di grave fragilità sociale.
Elementi procedurali e posizione degli inquirenti
Le autorità hanno circoscritto i punti cardine dell’inchiesta: il luogo dell’aggressione sulla spiaggia del Prolungamento, il ricovero e il decesso all’Ospedale San Paolo di Savona la fuga verso Milano e la successiva telefonata al 112 dal Bar Triste di via Bertolazzi. Gli investigatori stanno acquisendo testimonianze oculari e verificando i dettagli sul possesso e l’uso dell’arma da taglio trovata con l’indagato. Il fermo è stato motivato dalla necessità di chiarire le responsabilità e conservare elementi probatori.
La vicenda solleva inoltre interrogativi più ampi sulle condizioni abitative e le tensioni che possono scaturire tra persone senza dimora: nel caso specifico, la contesa per un posto letto nei dormitori di Savona è indicata come il movente scatenante, ma saranno le indagini a ricostruire compiutamente la dinamica e le responsabilità penali.
