Nei primi mesi del 2026 la siderurgia italiana ha mostrato segnali di ripresa e il tema dell’ex Ilva torna a occupare il centro del dibattito politico e sindacale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha confermato un incontro con le rappresentanze dei lavoratori fissato per il 15 giugno presso la sede del Mimit a Roma, dopo una serie di richieste avanzate dalle segreterie sindacali.
La convocazione segue settimane di tensione che hanno coinvolto anche tappe istituzionali in Puglia e spostamenti ministeriali a Brindisi e Taranto oltre all’intervento del ministro al Forum in Masseria 2026 a Manduria dove ha illustrato le sue valutazioni sulla situazione dell’acciaieria.
Il vertice del 15 giugno e le richieste delle sigle sindacali
Le organizzazioni metalmeccaniche, in particolare FiomUilm e Usb avevano avanzato una richiesta unitaria già il 5 giugno per un chiarimento sulla trattativa di vendita e sul futuro produttivo e ambientale dello stabilimento. Dopo un rinvio dovuto a impegni istituzionali del ministro, la riunione in programma per il 15 giugno alle ore 18 si terrà nella sede ministeriale.
All’incontro parteciperanno anche le altre sigle coinvolte nella vertenza, con l’obiettivo di fare il punto su occupazione, ripartenze degli impianti e garanzie ambientali.
Le ragioni della protesta sindacale
I sindacati hanno manifestato il loro malcontento in occasione dei rinvii comunicati il 8 giugno sostenendo che “il Governo non ha tempo per l’ex Ilva” e bollando come un’occasione mancata la mancata calendarizzazione immediata del confronto. La richiesta unitaria includeva anche l’intervento a Palazzo Chigi per sollecitare decisioni chiare sulla vendita e sul percorso industriale del gruppo.
Dichiarazioni di Adolfo Urso dal Forum in Masseria 2026
Durante il Forum in Masseria 2026 il ministro Urso ha rimarcato che la produzione siderurgica italiana è cresciuta nei primi mesi del 2026, «in controtendenza con quanto accaduto in altri Paesi europei», e ha collegato questo trend a misure di tutela introdotte a livello nazionale. Urso ha inoltre menzionato la ripresa programmata degli impianti di Piombino affermando che “tornerà a produrre acciaio Piombino” e che, se è possibile rilanciare quel sito, «se si può a Piombino io credo che si possa anche a Taranto».
Il peso dei danni e la sfida della decarbonizzazione
Il ministro ha ricordato l’eredità economica lasciata dal precedente gestore: secondo i commissari e i loro periti, i danni accertati ammontano a 7 miliardi di euro. Sul piano ambientale, Urso ha sottolineato la necessità di completare il processo di decarbonizzazione degli impianti, indicando il passaggio da una produzione a caldo a soluzioni più sostenibili come un percorso complesso ma indispensabile. In proposito ha definito la trasformazione come «una sfida titanica», ribadendo tuttavia l’impegno del Governo nei confronti del dossier industriale.
Nell’intervento è emerso anche il riferimento a strumenti di politica commerciale che, secondo il ministro, hanno contribuito a difendere la produzione nazionale: misure quali il raddoppio dei dazi e la modifica delle quote per le importazioni extraeuropee sono state citate come fattori che hanno creato condizioni migliori per la siderurgia italiana.
Prospettive sulla trattativa e situazione a Taranto
La trattativa per la cessione del gruppo ex Ilva resta aperta: secondo le parole di Urso, l’esito non appare immediato e sarà necessario valutare nelle prossime settimane gli sviluppi, anche alla luce degli oneri stimati. L’incontro del 15 giugno rappresenta
Al di là delle dichiarazioni ottimistiche sul possibile modello di rilancio imitato da Piombino il ministro ha richiamato alla necessità della «piena consapevolezza e del concorso da parte di tutti gli attori» per poter realisticamente valutare se “si può fare a Taranto“; alla domanda retorica ha aggiunto: «Mi auguro di sì». La complessità economica, ambientale e occupazionale rimane il nodo centrale che i protagonisti dovranno affrontare nel confronto a Roma.
