Vitalizio dei parlamentari, cos'è e come funziona
Vitalizio dei parlamentari, cos’è e come funziona
Cronaca

Vitalizio dei parlamentari, cos’è e come funziona

Vitalizi
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Il vitalizio dei parlamentari è una rendita vita naturl durante. Negli anni si sono susseguite proposte per tagliarlo e ridurre i costi della politica

Il costo della politica è, da sempre, un tema caldo che tutte le legislature dello Stato italiano hanno dovuto, presto o tardi, affrontare. Tema particolarmente controverso è quello del vitalizio dei parlamentari. Si tratta di una rendita concessa al termine di un mandato parlamentare dopo il superamento della soglia di anzianità d’età o di servizio. Le polemiche su questo tipo di indennità da parte dei cittadini sono da sempre molto acese: secondo molti si tratterebbe infatti di una “pensione extra” che i parlamentari hanno concesso a loro stessi a spese dei cittadini. Per emettere sentenze così drastiche è però necessario capire di cosa effettivamente si tratta.

Vitalizio dei parlamentari, in cosa consiste

Il vitalizio è un’indennità concessa a chi ha svolto un mandato in parlamento prevista da svariati ordinamenti costituzionali nel mondo. Non si tratta infatti di un istituto solamente italiano: i parlamentari di stati come il Belgio, la Francia, l’Australia, la Germania e il Regno Unito percepiscono vitalizi (regolati da leggi locali).

Le leggi che regolano l’erogazione dei vitalizi sono andate, a partire dalle riforme firmate da Franco Marini e Fausto Bertinotti, a restringere le possibilità di ricevere tale rendita.

Prima delle riforme, per accedere al vitalizio bisognava aver superato il sessantesimo anno di età o aver ricoperto un incarico parlamentare per tre mandati. Dopo le riforme del 2102 il vitalizio può essere percepito a partire dal sessantacinquesimo anno d’età o dopo esser stati in servizio alla Camera o al Senato per più di cinque mandati. Si inizia a percepire il vitalizio, quindi, al compimento del sessantaseiesimo anno d’età è alla fine del sesto mandato come parlamentare.

L’ammontare del vitalizio varia al variare dell’anzianità di servizio in Parlamento accumulata, tra un minimo di 2700 e un massimo di 7200 euro. Come dice la parola stessa il vitalizio viene percepito dal beneficiario fino al decesso dello stesso. Si tratta di una spesa notevole per le casse dello Stato e, quindi, operare per ridurla è un’operazione simbolica importante.

Il vitalizio viene negato qualora si sia incorsi in condanne con pene superiori a due anni per reati di terrorismo, mafia e contro la pubblica amministrazione.

Le proposte per tagliare i vitalizi

La mattina del 26 giugno 2018 il Presidente della Camera Roberto Fico con un post su Facebook e un tweet ha annunciato l’intenzione del primo governo della diciottesima legislatura di mettere mano alle norme che regolano il vitalizio dei parlamentari. La proposta di Fico sarebbe una delle più significative della storia italiana in materia di vitalizi: tramite questa infatti lo Stato italiano risparmierebbe tra i 30 e 40 milioni di euro l’anno, andando a colpire principalmente ex parlamentari che hanno lavorato poco in Parlamento. Certo non si tratta di una cifra decisiva per risanare l’economia italiana, ma è sicuramente un gesto simbolico dovuto ai cittadini dagli esponenti del “governo del cambiamento”, che ha lungo hanno rivendicato la volontà di ridurre i costi della politica. Il presidente Fico ha infatti scritto sul proprio profilo Facebook:

Il taglio ai costi della politica è un tema su cui ci siamo concentrati da tempo ed è tra i principali obiettivi della legislatura. Il lavoro sulla delibera è stato costante e approfondito e verrà illustrato proprio domattina. Continueremo a lavorare per il superamento definitivo dei privilegi con tre obiettivi: taglio dei costi, trasparenza e partecipazione.

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