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Volo Flydubai, l'ascia d'emergenza usata come arma: il tentato dirottamento

Volo Flydubai, l'ascia d'emergenza usata come arma: il tentato dirottamento

Continuano le indagini sul dirottamento del volo Flydubai. Il copilota avrebbe usato l'ascia d'emergenza come arma.

È uno degli strumenti previsti per affrontare le emergenze a bordo, ma in determinate circostanze può trasformarsi in un’arma. È l’ascia custodita nella cabina di pilotaggio, utilizzata secondo le autorità degli Emirati Arabi Uniti dal primo ufficiale del volo Flydubai Dubai-Tel Aviv del 30 settembre durante l’aggressione al comandante. L’episodio ha portato l’aereo, con 174 persone a bordo, a una drammatica perdita di quota prima che l’emergenza venisse gestita e il velivolo fatto atterrare a Tabuk, in Arabia Saudita.

Secondo la ricostruzione delle autorità emiratine, il copilota avrebbe colpito il comandante con l’ascia d’emergenza nel tentativo di prendere il controllo dell’aereo. Il comandante, nonostante le ferite, riuscì ad aprire la porta della cabina, permettendo a passeggeri e membri dell’equipaggio di intervenire. A bordo c’erano inoltre due piloti fuori servizio che contribuirono a ristabilire il controllo del velivolo.

L’ascia prevista dalle norme di sicurezza: usata come arma durante il dirottamento

La presenza dell’ascia nella cabina non rappresenta, dunque, una violazione delle procedure di sicurezza. Al contrario, si tratta di un dispositivo previsto dalle normative aeronautiche per determinate categorie di aeromobili. L’obiettivo è permettere all’equipaggio di intervenire rapidamente in caso di incendio, danni strutturali o altre situazioni nelle quali sia necessario liberare un passaggio.

Le regole prevedono infatti la presenza di almeno un’ascia da bordo o di una leva sugli aeromobili oltre determinate dimensioni e capacità. Per gli aerei con più di 200 posti approvati, è inoltre prevista un’ulteriore attrezzatura collocata nella zona della cucina più arretrata. Gli strumenti destinati alla zona passeggeri devono comunque essere collocati in modo da non risultare visibili ai viaggiatori.

È proprio la duplice funzione dello strumento a rendere particolarmente delicata la sua gestione. Nato per consentire all’equipaggio di affrontare un’emergenza, può infatti diventare pericoloso se utilizzato contro le persone. Nel caso del volo Flydubai, secondo la versione fornita dalle autorità degli Emirati, sarebbe stato proprio l’equipaggiamento di sicurezza presente nella cabina di equipaggio a essere impiegato durante l’aggressione.

Il precedente in Oman e i controlli sui piloti

A rendere ancora più complessa la vicenda è quanto riportato dal Wall Street Journal. Secondo il quotidiano, il copilota, cittadino omanita, sarebbe stato precedentemente interdetto al volo in Oman per timori legati alle sue posizioni ideologiche. Non è chiaro, tuttavia, se le autorità omanite abbiano comunicato queste preoccupazioni agli Emirati Arabi Uniti, a Flydubai o ad altri soggetti del settore. La circostanza ha riacceso l’attenzione sui controlli effettuati sui piloti e, soprattutto, sulla possibilità di condividere tra Paesi informazioni potenzialmente rilevanti per la sicurezza. Al momento, però, il movente dell’aggressione e gli eventuali legami ideologici del copilota restano oggetto di indagine.

L’inchiesta condotta dagli Emirati dovrà quindi chiarire non soltanto la dinamica dell’attacco, ma anche come siano state effettuate le verifiche sul pilota prima della sua assunzione e quali informazioni fossero disponibili alle autorità e alla compagnia. Il caso ha così aperto un nuovo fronte di discussione sulla sicurezza dei collegamenti aerei internazionali e sui controlli incrociati sul personale di volo.

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