Corte Vinella un vero ricamo nella pietra leccese COMMENTA  

Corte Vinella un vero ricamo nella pietra leccese COMMENTA  

Corte Vinella è una traversa di Via Lillo, siamo nel cuore del borgo antico di Galatina, nessun insegna o segnaletica per indicare questo luogo che dietro un massiccio arco bugnato nasconde una delle case a corte più belle di Galatina.

La corte risale ai primi del ‘700 opera probabilmente di Giuseppe Cino autore nel 1701 del S. Pietro in pietra leccese policroma all’interno della chiesa matrice di Galatina.  La corte è caratterizzata dai parapetti della scala e della balconata che si affaccia sulla corte, realizzati in pietra leccese finemente lavorata e traforata.

Ai piedi della scala si riconosce il busto di un cavaliere, la cui testa è però collocata in cima al corrimano. Sulla parete della casa è scolpito lo stemma della famiglia Comi.

Corte Vinella prende il nome dal dimorante, il medico Raimondo Vinella, che abitò lì nel XIX secolo. La corte in fondo si conclude con quello che poteva essere palazzo Comi come si deduce dall’arma all’interno del cortile che ha una stupenda scalinata ricamata nella tenera pietra leccese.

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Ma chi era Raimondo Vinella ? La mattina del 16 agosto 1822, a Lecce, il professore di medicina don Raimondo Vinella di Galatina, ammanettato come un volgare malfattore, veniva accompagnato da due gendarmi dal carcere di S. Francesco di Lecce al Tribunale, per essere processato. Nei suoi confronti pendeva l’accusa di “ materialismo ” ed oltraggio alla religione per le idee contenute nel Quadro politico in cui trattasi la causa dell’umanità, della cui pubblicazione, avvenuta nel 1821 a Lecce presso la tipografia Agianese, lo stesso autore si pentiva amaramente. Nella difesa che egli chiese di pronunciare prima dell’arringa del suo avvocato, affermò “ di adorare un Dio, di non aver offeso l’umanità, di amare la bellezza della religione cristiana ” e  soprattutto, sottolineò che “ il concetto di Natura che lì espongo non deve essere preso in senso opposto alla nostra religione ”.  La Gran Corte, all’unanimità, condannò il medico ad un anno di reclusione, a cinquanta ducati di multa, al pagamento delle spese processuali e, soprattutto, all’immediato sequestro di tutte le copie dell’opuscolo incriminato, che dovevano essere bruciate.  L’amara vicenda censoria di un’opera di carattere scientifico, all’indomani della ventata rivoluzionaria dei moti del 1820-21 una congiuntura, questa, che, assieme alla successiva del quarantotto, avrebbe rappresentato l’unica breve occasione di “libertà”, di immissione sul mercato di libri altrimenti ritenuti “ proibiti ”.  Il libro di Raimondo Vinella si rivela interessante perché dimostra che il rapporto tra fede e scienza non era stato ancora risolto, persistendo il rifiuto di quella libertas philosophandi che pure era stato uno dei cavalli di battaglia degli innovatori dei secoli precedenti.  Delle bellissime case a corte veri e propri gioiellini, dove in un recente passato il popolino viveva avendo in comune diversi servizi tra cui quello della lavanderia, le case a corte erano precedute da un grande arco bugnato, il mignano, oppure il Sappuertu  . Per questo tutte le case a corte hanno un pozzo e un lavatoio in pietra leccese. Di gusto orientale invece era il “mignano”, una sorta di balcone con affaccio sia sulla strada che all’interno della corte.  Spesso al di sopra dell’arco d’entrata della corte,  il mignano era lavorato con motivi ed intagli fantasiosi . Di questo e delle iscrizioni nell’architrave di porte e finestre dei palazzi e della funzionalità delle case a corte, si rimanda ad un altro articolo….. continuate a seguirmi !!!

Raimondo Rodia

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