Isola Maddalena: donne incinte costrette a 25 minuti di traghetto e un’ora di auto. Scatta la protesta COMMENTA  

Isola Maddalena: donne incinte costrette a 25 minuti di traghetto e un’ora di auto. Scatta la protesta COMMENTA  

Isola Maddalena: donne incinte costrette a 25 minuti di traghetto e un'ora di auto. Scatta la protesta
Isola Maddalena: donne incinte costrette a 25 minuti di traghetto e un'ora di auto. Scatta la protesta

Data storica quella dell’8 Marzo trascorso. In Sardegna all’Isola della Maddalena la Regione chiude l’Ospedale Paolo Merlo per motivi economici. Rivolta delle donne che per partorire dovranno affrontare 25 minuti di traghetto e un’ora di auto.


La petizione lanciata su  Change.org per impedire la chiusura dell’unico ospedale arriva dalla Maddalena, la famosa isola della Sardegna.  A promuoverla sono state tante mamme e neo-mamme, che proprio in occasione dei festeggiamenti della festa della donna, hanno organizzato una manifestazione.


La protesta delle future mamme si è svolta ieri, davanti all’ospedale Paolo Merlo, punto di nascita che rischia la chiusura a causa di mancanza di numeri. E’ quanto ha dichiarato la Regione per motivare la decisione di cancellare il punto nascite della Maddalena.

Purtroppo da troppo tempo è tempo di tagli nel pubblico. Ma quando vengono toccati diritti fondamentali i cittadini proprio non ci stanno.  Negli ultimi tempi la Sanità in generale e alcuni importanti servizi sono stati oggetto di tagli sostanziosi. Tutto ciò sempre a discapito dei cittadini. 

Secondo gli addetti ai lavori, nell’isola mantenere una struttura ospedaliera è uno spreco di soldi. I parti sono troppo pochi. Di conseguenza la Regione Sardegna e  Ministero della Salute, hanno deciso di trasferire tutti i parti all’Ospedale di Olbia. 

Sembrerebbe una scelta oculata, che guarda ai costi e agli sprechi. Ma se si pensa che per raggiungere l’Ospedale di Olbia, sono necessari circa 90 minuti, se tutto va bene.


Infatti, quando si vive in un’isola bisogna anche considerare le condizioni del mare. Specie nei mesi invernali, molte volte le condizioni del mare sono proibitive e molti viaggi dei traghetti sono cancellati. Se si decide comunque di traghettare con vento e mare mosso, il tempo per raggiungere la terra ferma si allunga.

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Dopo la decisione è stato dichiarato che il punto resterà operativo solo per le urgenze. Le future mamme si sono rivolte direttamente alla Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, con una videodenuncia.

La rivolta ha assunto toni forti e quasi da rappresentazione teatrale. Le mamme si sono fatte ritrarre con i pancioni, sui quali hanno scritto i loro messaggi di protesta. Non sono un pacco, Non sono ancora nato e già mi negate i diritti, Per questa lotta ci mettiamo la pancia. Questi gli slogan scritti sui pancioni.

La protesta dei pancioni, è andata in scena ieri, per protestare contro un sistema di tagli che non considera i più deboli e i bisogni veri dei cittadini.

Dalla lettera scritta poi al Ministro Lorenzin, si legge Quanto vale una vita umana? Lo chiediamo a lei Signor ministro perchè la politica ragiona solo con i numeri e le statistiche. 

La lettera continua.

Il nostro ospedale è stato una conquista di civiltà dei nostri padri che hanno voluto garantire il diritto alla salute a tutti gli abitanti dell’isola. Abitanti che per raggiungere la terraferma hanno a disposizione dei traghetti che partono ogni mezzora di giorno e ogni ora di notte. Le chiediamo aiuto perché oggi la politica vuole decidere sulla vita. Ha deciso che non dobbiamo più partorire nel nostro paese, nel nostro ospedale. Ha deciso che il nostro punto nascita deve essere chiuso e che solo in casi di emergenza i nostri figli potranno nascere alla Maddalena. Ma dopo due o tre ore dovremo essere trasferite a Olbia, affrontando un viaggio che comprende 20-25 minuti di traghetto e 45 minuti di strada. Viaggeremo su due ambulanze separate, una per la mamma e una per il bambino. Mettendo in pericolo le vite di entrambi.

La senatrice Manuela Serra, del M5S, si è fatta portavoce delle future mamme,  formulando un’interrogazione in parlamento al Ministro Lorenzin. Si attendono ulteriori sviluppi della vicenda.

 

 

 

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