Palermo, pesante condanna per la banda dei “falsi finanzieri” COMMENTA  

Palermo, pesante condanna per la banda dei “falsi finanzieri” COMMENTA  

La magistratura palermitana ha inflitto otto anni e 8 mesi di reclusione ai quattro rapinatori che avevano escogitato il trucco di travestirsi da finanzieri per mettere a segno delle rapine. La mano pesante della magistratura siciliana si è abbattuta su Luigi Verdone, di 45 anni, Giuseppe Marrone, di 51 anni, Antonio Patti di 56 anni, e Giuseppe Vittorio Amato di 51 anni, tutti già in carcere da marzo 2014, quando furono catturati dopo il furto e il sequestro della moglie e dei figli nella villetta di un noto grossista di carni di Erice.

Leggi anche: ZTL Palermo: pass, permessi, targhe alterne, strade interessate


La banda aveva messo a segno numerosi colpi, sempre millantando il fatto di essere dei finanzieri, con tanto di divisa e pistole di ordinanza. Fra i colpi noti anche quello ai danni di un anziano che venne ingannato dai presunti finanzieri e derubato dei propri averi all’interno della propria abitazione.

Leggi anche: Ztl a Palermo, da Ottobre: quali le aree interessate


E poi altri colpi all’Arenella e in altre ville che hanno fruttato un ingente quantitativo di denaro. Fra gli organizzatori dei colpi, spicca la figura di Giovanni Beone, 51 anni ritenuto essere la mente della banda. L’uomo non è stato condannato poichè la posizione processuale dell’uomo è stata stralciata in attesa di verificare l’idoneità psichica dell’uomo, affetto da un disturbo di schizofrenia e per questo sottoposto agli arresti presso una apposita comunità terapeutica.


 

Leggi anche

donald trump
Esteri

Cos’è successo di preciso fra Donald Trump, Taiwan e la Cina

Donald Trump si muove, secondo alcuni, come l’elefante nel negozio di cristalli. Il nuovo presidente USA già al centro di un caso diplomatico. Il neo eletto 45 esimo presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha già fatto infuriare la Cina. Non ancora insediato alla Casa Bianca (lo sarà a partire dalla metà del prossimo mese di gennaio), il tycoon sembrerebbe essere incappato in una gaffe diplomatica. O forse, come evidenziano alcuni commentatori, non si è trattato di una gaffe, ma di un comportamento cercato e voluto: di una provocazione ai danni di Pechino. La questione è molto semplice. Donald Leggi tutto

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*