Il sito archeologico di Chaco Canyon e la civiltà perduta degli Anasazi

Viaggi

Il sito archeologico di Chaco Canyon e la civiltà perduta degli Anasazi

Zona dell'West
Chaco Canyon, dove vissero gli Anasazi.

Chaco Canyon, area del Vecchio West dove tra il VII e il XIII secolo visse il popolo nativo degli Asanazi: la storia dell’area, di questo popolo e dei suoi villaggi che furono abbandonati.

Il luogo e il popolo

Negli USA

Chaco Canyon è un sito archeologico che si trova negli Stati Uniti e precisamente a Four Corners County, l’unico punto dove si incontrano quattro Stati del Nord America, il New Mexico, l’Arizona, il Colorado e lo Utah. Siamo praticamente nel Vecchio West. Si tratta di un’area di diciannove chilometri di lunghezza per poco più di un chilometro e mezzo di larghezza. Oggi è una zona arida e abbandonata, ma fino circa 800 anni fa era fertile e abitata da una semi-sconosciuta popolazione nativa statunitense che era quella dei Anasazi, (“antichi” nella lingua della tribù navajo), definiti oggi preferibilmente Popoli Ancestrali o Pueblo Ancestrale. Vissero tra il VII secolo e la fine del XIII secolo. Vi sono tracce dei loro antenati risalenti al 1500 a.C., ma questa vera e propria civiltà si sviluppò propriamente nel X secolo. La sua economia era basata soprattutto sulla caccia e sull’agricoltura – coltivazione di cereali, zucche e legumi –, mentre a livello culturale non si sa se queste persone conoscessero la scrittura, ma certamente possedevano conoscenze astronomiche.

Oggi rimangono le rovine dei loro villaggi in pietra (“Grandi Case”), il maggiore dei quali, a forma di ferro di cavallo, è Pueblo Bonito, situato all’estremo nord di Chaco Canyon: fu edificato nel 1100 d.C.

ed è costituito da 700 stanze. Non si sa ancora di preciso che funzione avesse: gli archeologi pensano fosse la capitale o il principale centro religioso degli Anasazi. Poc’anzi abbiamo accennato a “stanze” o meglio case semin-terrate a forma circolare chiamate kivas, la più grande delle quali, detta “Casa Rinconada”, ha un diametro di 20 metri e una profondità di cinque. Come anticipato, si ipotizza che tali edifici – i più alti del Nord America prima della comparsa dei grattacieli –, svolgessero una funzione religiosa, venissero cioè utilizzati per le cerimonie sacre. Erano caratterizzati da tetti in legno con un foro al centro, grazie al quale sembra che gli Anasazi credessero di potersi mettere in contatto con i propri antenati in Cielo e con le forze della Terra, che rappresentavano il fulcro della loro religiosità.

Costruzione nativa americana

L’abbandono di Chaco Canyon e le scoperte archeologiche

Opera degli Asanazi

Nel 1250 quest’area venne in gran parte abbandonata, poichè gli Anasazi decisero di andare a costruire i loro villaggi in posti ritenuti più sicuri.

Ma si parla anche di massacri, come accadde agli abitanti di Castle Rock, in Colorado, attorno al 1274. Lo dimostrano scavi condotti nel 1925, che portarono alla luce resti umani con ferite e segni di cannibalismo.

Un recente studio ha anche stabilito che questa tribù nativa, come successe per i Maya, non sopravvisse alla siccità causata dal riscaldamento globale, finendo per estinguersi. Ciò dopo essersi comunque trasferita, come abbiamo detto, cercando di raggiungere luoghi ritenuti più sicuri: la siccità le impedì di rifornirsi d’acqua e di effettuare grandi spostamenti. Proprio tali problemi di sopravvivenza, portarono gli Anasazi a praticare il cannibalismo.

I ritrovamenti e le pitture rupestri che testimoniano l’esistenza di questa popolazione, avvennero inizialmente da parte di due cowboy americani nel 1888 e da pastori navajo che si trovarono a passare da quelle parti. Importanti scoperte, però, avvennero anche molto più recentemente, con una spedizione archeologica del 2006.

Graffiti

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche