Squadre di calcio europee con proprietari stranieri COMMENTA  

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Calcio
James Pallotta, presidente della Roma, è stato l'apripista dei proprietari stranieri in un grande club italiano.

In attesa del Milan cinese, con l’Inter di Suning nel caos e la Roma di Pallotta in ripresa, diamo un’occhiata alle proprietà straniere nel calcio europeo.


Il sospirato closing della cordata cinese da mesi in trattativa per l’acquisizione del Milan dalle mani di Silvio Berlusconi dovrebbe arrivare entro dicembre. Quanto la transazione sarà conclusa, avremo finalmente la quarta società di Serie A a trazione straniera, dopo l’apripista Roma di James Pallotta, il Bologna del magnate canadese Joey Saputo e l’Inter sino-indonesiana del gruppo Suning ed Erick Thohir. Una realtà in rapida espansione, quella dei grandi investitori stranieri nel calcio italiano, se è vero che Maurizio Zamparini sta cercando disperatamente un acquirente estero per il suo Palermo – si è parlato di arabi, ora anche per la società siciliana sarebbero spuntati dei potenziali acquirenti cinesi – e che qualche aspirante proprietario proveniente da oltreconfine, magari un po’ più pittoresco di quelli sopra elencati, si è affacciato anche nelle serie minori: qualcuno ricorda, ad esempio, il rampante texano Tim Barton, vicino, qualche anno fa, all’acquisto del Bari?
Ma l’Italia non è il solo paese in cui gruppi finanziari stranieri stanno provando a investire nel calcio. Gli stessi italiani fanno spesso spesa all’estero: ne sa qualcosa la famiglia Pozzo, che all’Udinese in Serie A ha affiancato per anni il Granada nella Liga spagnola e il Watford in Inghilterra, appena issato fino alla Premier League e affidato a un tecnico italiano di buon pedigree come Walter Mazzarri. Ultimamente hanno dismesso il Granada, passato a sua volta a una cordata cinese (meno facoltosa di quelle accostatesi a Milan e Inter), e investono molto meno sull’Udinese, perché la Premier, con quell’enorme gettito di denaro che riversa sui club, merita di essere curata più da vicino. Lo stesso Massimo Cellino, per anni padre-padrone del Cagliari con qualche ombra nel curriculum sportivo, ha preferito cedere la società della sua terra per concentrarsi sulla più recente proprietà del Leeds, con l’intento di riportarlo nella massima serie inglese: intento per ora frustrato da scelte quantomeno bizzarre di gestione tecnica. Ancora peggio è andata finora a Francesco Becchetti e al suo Leyton Orient: la squadra continua a navigare a vista in League One – terza divisione inglese -, e anche il reality televisivo organizzato intorno al suo team è stato un mezzo flop. Infine c’è Gabriele Volpi, ex pallanuotista e proprietario della Pro Recco (che nella pallanuoto maschile è il corrispettivo del Real Madrid nel calcio) e dello Spezia Calcio, ma soprattutto investitore nel comparto petrolifero: in Nigeria è uno dei tycoon più facoltosi, al punto di acquisire la seconda nazionalità e di investire in attività formative, anche attraverso lo sport. Grazie a lui, sono giunti allo Spezia i giovani Nura e Sadiq, oggi di proprietà della Roma (il secondo è in prestito al Bologna); ma Volpi ha interessi anche in Croazia, e così ha acquistato anche il Rijeka, società di un certo prestigio cui sta per regalare un nuovo stadio ultramoderno (il progetto è dello studio romano dell’architetto Zavanella, colui che ha realizzato lo Juventus Stadium).
E negli altri paesi cosa succede? Una rapida occhiata al calcio inglese ci dice che su 92 club professionistici (20 in Premier League, 24 ciascuno per Championshio, League One e League Two), ben 36 sono detenuti – nella loro totalità o in compartecipazione – da proprietà straniere: quindici di questi in Premier League, i maggiori responsabili dell’aumento vertiginoso degli investimenti. Si va dai campioni in carica del Leicester – proprietà thailandese – al Manchester United detenuto dalla famiglia americana Glazer, fino ai superfacoltosi Manchester City – detenuto dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti – e Chelsea – proprietà del magnate russo e bon vivant Roman Abramovič -, passando per figure anche più imperscrutabili, come la nebulosa proprietà russo-americana dell’Arsenal. Scorrendo la lista, troviamo molti investitori asiatici (dalla Giordania a Singapore, da molta Thailandia alla Malesia), ma anche svizzeri, belgi, finlandesi.

Detto che la Federcalcio tedesca, forte della propria autosufficienza, non ammette proprietà straniere, e questo preserva una certa “verginità” del calcio teutonico, fra i grandi campionati europei rimangono i casi Francia e Spagna. Oltre le Alpi domina il Paris Saint Germain a trazione qatariota – il presidente è l’ex promessa del tennis Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, tra i “grandi elettori” capaci di dirottare il Mondiale 2022 nel piccolo paese del Golfo Persico -, mentre il Monaco dell’imprenditore russo Dmitrij Rybolovlev, dopo una partenza sfavillante (gli acquisti di Radamel Falcao e James Rodríguez), ha dovuto ridimensionare in corsa il piano industriale, complice un divorzio sanguinoso che ha dimezzato le ricchezze del magnate. Lontanissimo dalle smanie di grandeur, invece, l’azero Hafiz Mammadov, proprietario del Lens, mentre si attendono le prime mosse della nuova proprietà americana dell Olympique de Marseille, che ha appena ingaggiato l’ex allenatore romanista Rudi Garcia. In territorio iberico la situazione è ancora più nebulosa, anche perché lì le maggiori società, come Barcellona e Real Madrid, sono ad azionariato popolare. Tuttavia, detto del Granada, bisogna quantomeno tenere d’occhio il già ridimensionato Málaga qatariota e il Valencia singaporegno.

Proviamo infine a dare un’occhiata oltre quella che una volta si chiamava cortina di ferro. I campionati dei paesi dell’Est Europa sono un’ottima fonte di business, bassi costi di gestione e vivai floridi che sfornano ogni anno giovani calciatori di talento pronti a essere rivenduti a peso d’oro.

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Così, oltre al già citato Rijeka di Volpi, molti altri club europei, alcuni di buona tradizione internazionale, sono stati concupiti da investitori stranieri. Il terreno di caccia preferito è l’Ungheria: il Ferencváros è proprietà dell’inglese Kevin McCabe, i rivali storici dello Újpest appartengono alla famiglia belga Duchâtelet – che detiene le proprietà di club di secondo piano in Belgio, Inghilterra, Spagna e Germania -, mentre la Honvéd che fu di Ferenc Puskás oggi ha come presidente l’americano George F. Hemingway. In Slovacchia, il Trenčín che lanciò in orbita un certo Edin Džeko è oggi di proprietà dell’ex calciatore e oggi imprenditore olandese – di chiare origini asiatiche – Tschen La Ling. Persino il piccolo campionato bosniaco vanta una squadra dalla proprietà straniera: l’FK Sarajevo è infatti da un paio d’anni proprietà del malese Vincent Tan.

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