Totò Riina: sopralluogo della commissione antimafia all’ospedale del boss

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Totò Riina: sopralluogo della commissione antimafia all’ospedale del boss

Totò Riina

La Commissione parlamentare antimafia ha effettuato un sopralluogo all'ospedale Maggiore di Parma per verificare le condizioni di salute di Totò Riina. Alle 13:30 gli esiti e ulteriori aggiornamenti sul caso.

Lunedì 12 Giugno, Parma: la Commissione parlamentare antimafia, guidati dal presidete Rosy Bindi, ha effettuato un sopralluogo all’ospedale dove il boss Totò Riina è ricoverato in regime di 41 bis.

Il caso Totò Riina

In seguito alle numerose polemiche sul dibattito per la concessione di una “morte dignitosa” al boss Totò Riina, Rosy Bindi, accompagnata dai vicepresidenti Claudio Fava e Luigi Gaetti, è stata quindi protagonista del sopralluogo presso l’ospedale Maggiore di Parma, al fine di verificare le condizioni di salute di Totò Riina.

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia ha dichiarato che comunicherà alle ore 13:30 di oggi, gli esiti e aggiornamenti sullo stato di salute del boss. Tali comunicazioni saranno annunciate dalla sala stampa di San Macuto ed è possibile seguire tutto in diretta anche dalla webTV del sito della Camera Dei Deputati. Inoltre, alle ore 14, farà il suo ingresso anche il ministro dell’Interno Marco Minniti, che verrà sentito sempre in Commissione antimafia.

Già la scorsa settimana, Totò Riina aveva partecipato a due dei processi che lo vedono coinvolto ed imputato di pesanti accuse inerenti alla strage del rapido 904 e alla trattativa Stato-Mafia.

La partecipazione del boss è avvenuta tramite videoconferenza e disteso su una barella.

Morte dignitosa per il boss: la sentenza

Il 5 Giugno 2017, con la sentenza numero 27766, la Corte di Cassazione ha dichiarato che il boss Totò Riina ha diritto ad una morte dignitosa. A 86 anni, il “capo dei capi” di Cosa Nostra si trova in carcere a Parma e le sue condizioni di salute si starebbero progressivamente aggravando. Infatti, la Cassazione ha esplicitamente espresso che Totò Riina è un “soggetto ultraottantenne, affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa, […] non autonomo nell’assumere una posizione seduta, esposto, in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”. Il boss quindi potrebbe morire di cause naturali.

La decisione della Cassazione ha scatenato molte polemiche, soprattutto per le crudeltà e le stragi di cui è stato protagonista Totò Riina.

Già il 20 maggio 2016, era stata emesso un provvedimento da parte del tribunale di Sorveglianza di Bologna, il quale respingeva la richiesta di arresti domiciliari per l’imputato e il differimento della pena a causa delle gravi condizioni fisiche.

La decisione era stata presa al fine di preservare e “garantire le esigenze di sicurezza e incolumità pubblica”, a causa della pericolosità del boss.

Il carcere duro è stato quindi motivo di contestazione da parte degli avvocati di Riina, soprattutto per l’incompatibilità strutturale della Casa di reclusione di Parma, con le esigenze dell’86enne: dimensioni ridotte della cella, impossibilità di inserire un letto rialzabille per facilitare la mobilità del soggetto malato. L’avvocato del boss Fulvio Orlando, aveva dichiarato che Totò Riina ha bisogno di cure come qualsiasi altro paziente e che “non è una questione di umanità o di pietas, ma di legalità della pena: se impedisci ad un detenuto di curarsi, la pena detentiva si trasforma in pena corporale (che è vietata) se non addirittura in pena di morte.”

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