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Angelo Guagliardo morto dopo il vaccino, la moglie: “Ditemi com’è morto”

Muore dopo la seconda dose di vaccino, la denuncia della moglie per accertare la correlazione tra la morte e il siero anti-Covid

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Cinquantenne muore dopo la seconda dose di vaccino, la moglie chiede chiarezza: “Ditemi com’è morto mio marito”.

Morto dopo il vaccino anti-Covid, la denuncia della moglie

Il caso di Angelo Guagliardo, morto a 50 anni lo scorso 9 agosto a Campofiorito, nel Corleonese, non è ancora stato risolto.

La moglie, incinta, ha chiesto di far luce sulla morte prematura del marito, assistita dall’avvocato Antonella Musso. Le due hanno presentato denuncia alla procura di Palermo, per accertare le responsabilità sul decesso e per chiarire una possibile correlazione tra la morte del marito e le due dosi di vaccino anti-Covid che aveva ricevuto.

Morto dopo il vaccino, la ricostruzione degli eventi

Nella denuncia presentata dalla moglie si ripercorrono le ultime settimane di vita dell’uomo.

Il 16 maggio 2021 Angelo Guagliardo riceve la prima dose di vaccino Moderna nell’hub di Corleone. Nelle ore successive alla somministrazione l’uomo avverte alcuni sintomi come stanchezza, mal di testa, dolori articolari, vertigini, nausea e stipsi. A questo punto decide di effettuare delle visite. Il 26 giugno riceve poi la seconda dose di vaccino. Come raccontato dalla moglie, Angelo Guagliardo non sta bene, ha perso 15 chili in 20 giorni.

Le preoccupazione sale: pochi giorni dopo un oculista privato riscontra un “severo ipovisu bilaterale” e consiglia all’uomo di recarsi in fretta al pronto soccorso dell’Ospedale Civico di Palermo. Come riferito dai familiari, è qui che per la prima volta nella cartella clinica si fa riferimento al vaccino. Il calvario di Angelo prosegue: viene trasferito nel reparto di Medicina per sospetta encefalite.

Morto a 50 anni, da accertare la correlazione con vaccino anti-Covid

Nella denuncia della moglie c’è tanta rabbia: “Quarantuno giorni di degenza ospedaliera sembrano non essere bastati per arrivare a una diagnosi precisa” afferma. Dopo otto giorni in ospedale a Palermo il marito viene trasferito in Neurologia. Secondo il legale, non sarebbe stato valutato un valore possibile spia di una trombosi in atto. Nella cartella clinica si fa infatti riferimento ad un’infezione batterica. “Con il sopraggiungere delle infezioni ospedaliere i medici perdevano di vista la causa che aveva determinato il ricovero che con molta probabilità, ove scoperta, l’evento morte sarebbe stato arginato” si legge nella denuncia.

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