Bacedasco, il parco termale abbandonato più grande d'Europa
Bacedasco, il parco termale abbandonato più grande d’Europa
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Bacedasco, il parco termale abbandonato più grande d’Europa

bacedasco

Un parco termale così magnifico e benefico non può essere lasciato al degrado più totale, bisogna fare qualcosa.

Bacedasco è un paese che si trova nella zona di Piacenza. Questo luogo, molto affascinante per il territorio, ospita una delle tante meraviglie dell’Italia. A Bacedasco infatti c’è il bosco di castagni più importante di tutto l’Appennino emiliano. E non solo. In mezzo a questo splendido bosco ci sono le famose Terme di Bacedasco che oggi sono ormai abbandonate. Queste risalgono a tempi antichi, la loro costruzione si può collocare durante il XV secolo.

Bacedasco, le terme abbandonate

Le acque termali di Bacedasco erano molto conosciute anche ai tempi antichi. Erano molto popolari e venivano largamente utilizzate per vari scopi. Pare inoltre che il nome ”Bacedasco” sia di origine longobarda e pare che stia a significare ”terra delle acque”.
Le famose Terme di Bacedasco sono costiruite da ben 10 sorgenti e 14 polle di fango sulfureo naturali. Questo luogo veniva frequentato soprattutto per le grandi proprietà benefiche che regalavano le sue acque.

La terra e l’acqua delle terme venivano sottoposte a coloro che soffrivano di malattie reumoartropatiche, oppure dell’apparato digerente, dell’apparato oro-faringeo e respiratorio. Poi vi andavano anche coloro che avevano malattie varie della pelle, malattie dei denti e del cavo orale. Non venivano esclusi anche chi possedeva affezioni ginecologiche di vario tipo come per esempio, cistiti e prostatiti, calcoli renali, e malattie epatiche. Il 1874 fu l’anno in cui vennero riconosciute ufficialmente le qualità terapeutiche delle acque termali di Bacedasco. Successivamente, nel 1900 le sue acque vennero anche premiate presso l’Esposizione Universale di Parigi e vennero considerate tra le migliori in tutta Europa.

Il successo

Durante il corso degli anni ’60 la struttura si trovava in piena crescita, insomma era un periodo particolamente fiorente. Fu anche dotata di un trenino avente anche stazioni e ferrovieri. Non mancò anche la costruzioni di alcuni parchi giochi, bar, ristoranti e pizzerie.

Chiunque poteva andare anche chi amava fare trekking e camminare. Si poteva infatti ammirare la bellezza dell’incredibile bosco di castagni, uno dei più importanti in assoluto in Italia. Fortunatamente decisero di non costruire con il cemento, tutto era quindi costruito in legno. Gli edifici quindi furono di un basso impatto ambientale. Si respirava ecologismo puro in un periodo, oltretutto, in cui non era di moda (anche se l’ecologismo non dovrebbe essere una moda ma una regola base dell’uomo).

La fine

Sembrava tutto perfetto, ecologico, ospitale, ottimo per turisti e cittadini ma all’improvviso, solo pochi anni dopo il successo arriva la fine. Il motivo è tutt’ora ignoto. Non si sa esattamente perchè questo parco dovette necessariamente chiudere, nonostante avesse molte qualità. Durante la fine degli anni ’80 alcuni decisero di tentare di rimettere una parte del parco in sesto. L’altra zona non potè essere recuperata perchè oramai occupata da un campo da golf e una nuova SPA.

La quale, purtroppo, non ha rispettato la tradizione ecologica del passato. Infatti questa struttura può essere definita architettonicamente di grande impatto ambientale rispetto alle dacie in legno degli anni ’60. Purtroppo però questo tentativo non andò a buon fine. Quello che era considerato il più grande parco termale di tutta Europa ora è in uno stato di totale abbandono e degrado.

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Tentativi recenti

Gli abitanti della zona di Bacedasco e dintorni non hanno mai perso la speranza. Ancora oggi lottano perchè questo luogo venga ripristinato a dovere. Esite anche una pagina su Facebook che ha lo scopo di onorare e ricordare i bei tempi delle terme ma soprattutto le qualità benefiche delle sue acque. Questo luogo viene considerato magico e potrebbe aiutare moltissime persone. Invece è in stato di totale abbandono e solo gli animali (almeno loro) possono godere il territorio. L’amministrazione comunale arquatese, a quanto dicono alcuni, si è resa disponibile di avanzare un progetto che preveda il ripristino totale della zona.

Tenendo in considerazione di evitare interventi speculativi, ma soprattutto di salvaguardare il territorio e le sue caratteristiche naturali. Di tutta l’area, non soltanto del parco termale. E’ veramente quasi scorretto evitare che un luogo simile venga salvato e sfruttato al meglio dalle persone.

Questo parco termare oltre ad essere in mezzo a due piccole vallate che vengono attraversate da due fiumi quali ‘“Acqua Puzza ” e ” Santa Franca” è simbolo di un patrimonio molto importante del territorio italiano. Per oltre 15 anni regalò sollievo e grandissima gioia a tutti coloro che ebbero la fortuna di frequentarlo. Grazie alla pagina Facebook, la questione del ripristino, viene mantenuta viva e sotto l’attenzione di molti. Non è facile accettare certe realtà, quando ogni questione è contro ogni logica. Un luogo simile attirerebbe tanto turismo da aiutare anche l’economia della zona. Si spera in un breve e repentino recupero.

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