La situazione sul Monte Faeta è progressivamente migliorata dopo ore di apprensione, con il progressivo rientro della maggior parte delle persone evacuate. Il calo e il cambiamento di direzione del vento hanno giocato un ruolo decisivo per le operazioni: i fronti delle fiamme si sono attenuati e le squadre hanno potuto contenere molte aree critiche.
Sul posto sono rimasti dispositivi di presidio per evitare la riaccensione di focolai e garantire la sicurezza delle comunità.
Le stime sull’estensione del danno ambientale e sul numero di evacuati variano tra diversi resoconti: si parla di oltre 3.000 persone evacuate, con segnalazioni che raggiungono circa 3.500 unità, e di una superficie percorsa dalle fiamme che oscilla tra i circa 710 e 800 ettari.
Danni ad alcune abitazioni sono stati registrati, ma l’intervento tempestivo delle squadre ha limitato conseguenze più gravi.
Forze e mezzi mobilitati
L’impegno operativo è stato massiccio: sul campo sono intervenuti oltre 150 vigili del fuoco su uno dei versanti, mentre complessivamente sono stati segnalati fino a 600 operatori tra vigili, protezione civile e volontari.
Le operazioni aeree hanno visto l’impiego di diversi Canadair e di elicotteri, tra cui un Erickson S-64, fondamentali per irrorare le zone difficili da raggiungere via terra. Le azioni combinate di terra e aria hanno consentito di spezzare il fronte più esteso e di mettere in sicurezza aree abitate.
Coordinamento e decisioni operative
Una lunga riunione tra prefettura e comando provinciale dei vigili del fuoco, durata oltre tre ore, ha permesso di valutare passo dopo passo l’evoluzione dell’emergenza e di autorizzare, dove possibile, il rientro degli sfollati. Il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, ha spiegato che le valutazioni sono state condotte con prudenza, garantendo assistenza alle persone più fragili ancora ospitate in strutture comunali o sanitarie. Le decisioni sul rientro definitivo sono state prese tenendo conto sia della situazione sul terreno sia delle previsioni meteo.
Situazione sui due versanti: Lucca e Pisa
Sul versante lucchese i roghi sono risultati in larga parte quasi spenti, con presidi attivi per sorvegliare abitazioni e aree sensibili; nella zona pisana permangono invece alcuni focolai ancora da bonificare completamente. L’intervento coordinato ha però ridotto notevolmente l’intensità del fenomeno e consentito il graduale rientro di molte famiglie. Asciano è stata una delle località più coinvolte: l’evacuazione preventiva della frazione, disposta durante la notte, ha evitato criticità sul fronte della sicurezza delle persone.
Strumenti e infrastrutture di supporto
Tra gli elementi che hanno facilitato le operazioni si segnala la presenza di una vasca antincendio in prossimità della strada Lungomonte, utilizzata dagli elicotteri per il rifornimento d’acqua. Questa infrastruttura, realizzata con finanziamenti regionali e inaugurata a giugno, è risultata particolarmente utile per i rifornimenti rapidi e continui in una zona altrimenti difficile da servire.
Impatto ambientale, ricadute e prossimi passi
L’entità del danno ambientale sarà quantificata solo a emergenza conclusa: i tecnici prevedono una valutazione dettagliata della superficie arborea e della biodiversità colpite. Le prime stime indicano centinaia di ettari compromessi, una perdita significativa per il territorio. Nei prossimi giorni si procederà con attività di bonifica dei focolai residui, sopralluoghi per accertare le cause e piani di ripristino delle aree più danneggiate.
Al momento del miglioramento le autorità hanno permesso il rientro della maggior parte degli sfollati, lasciando ancora fuori casa circa 400 persone in attesa di verifiche più approfondite. È stato inoltre previsto un nuovo aggiornamento della situazione in giornata, con l’obiettivo di valutare eventuali proroghe per le evacuazioni o ulteriori azioni di contenimento. La prudenza rimane la parola d’ordine mentre proseguono gli interventi delle squadre antiincendio.