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Covid-19: tutto ciò che c’è da sapere sugli alberghi destinati all’isolamento

In varie zone del mondo è previsto un periodo di isolamento in hotel: come funziona questo tipo di “quarantena” negli alberghi?

covid alberghi

Prima di marzo 2020, la sola idea di un “albergo per la quarantena” poteva uscire fuori solo da un film su un’apocalisse zombie. Tuttora, la necessità di recludersi per proteggersi e proteggere le altre persone da un pericolosissimo virus scombussola un po’, ma è reale, sebbene la necessità di utilizzare le strutture ricettive a scopo di isolamento sia ben lontana dalla destinazione d’uso per la quale sono state realizzate.

Ancora nel 2021, in varie zone del mondo è previsto un periodo di isolamento in hotel. In questo articolo cercheremo di capire meglio come funziona questo tipo di “quarantena” e cosa possiamo aspettarci dal turismo alberghiero quest’estate.

Cos’è una red list?

La red list di un determinato Paese è un elenco di Stati considerati ad alto rischio di contagio da Covid19. Gli Stati inclusi in questo elenco variano da Paese a Paese, dal momento che ognuno ha i propri criteri per definire questo “alto rischio”; la lista è inoltre costantemente soggetta a modifiche, per via delle fluttuazioni nel numero di casi, delle vaccinazioni e anche per ragioni economiche e politiche.

Benché molti esperti concordino sul fatto che queste liste siano necessarie per il controllo dei contagi, altri non sono d’accordo, per vari motivi. Il primo motivo è che si potrebbe innescare una sorta di ciclo di “vendette”, ovvero: alcuni Paesi potrebbero impedire l’accesso ai visitatori provenienti da un determinato Stato non tanto per motivi sanitari, ma per “contraccambiare” il fatto di essere stati bloccati precedentemente.

Inoltre, bannare certi Stati potrebbe non avere senso, a causa dei legami molto stretti: questo ragionamento potrebbe avere influito sulla scelta del Regno Unito di consentire l’accesso a visitatori provenienti dall’India, ma non dal Pakistan, nonostante la presenza della pericolosa variante indiana. Inizialmente, Boris Johnson aveva persino pianificato una visita in India, successivamente cancellata.

A ogni modo, questo sistema delle red lists, nonostante lo scetticismo di qualcuno, è quello utilizzato per decidere chi deve andare in isolamento in un hotel e per quanto tempo.

Cosa succede durante un isolamento in hotel?

Come ormai sappiamo bene, per limitare i contagi è necessario l’isolamento. In albergo, la quarantena si svolge in una camera, senza avere alcun contatto con gli altri ospiti della struttura.

Negli hotel che dispongono di camere ben attrezzate, l’isolamento può essere persino piacevole, per alcuni giorni; nella maggior parte dei casi, però, sono richieste due settimane di quarantena: verosimilmente, non ci si diverte così tanto.

Oltre al confinamento nella propria camera, bisogna pensare alla pulizia dell’ambiente e, nel caso in cui venga permesso di utilizzare le aree comuni (come sauna o piscina), potrebbe essere richiesto all’ospite stesso di sanificarle dopo l’uso.

Il costo della permanenza in hotel per l’isolamento è a carico degli ospiti e, in certi casi, il prezzo è veramente esorbitante: circa 2000 euro. A proposito di soldi, gli hotel si stanno allontanando sempre più dal denaro fisico (praticamente ovunque è possibile pagare con carta e sempre più strutture accettano pagamenti in Bitcoin – cosa che non sorprende, dato che oggi è possibile persino usare i Bitcoin nei casinò online) e questo processo è probabilmente accelerato dalla pandemia in corso. Sembra proprio che il settore voglia sempre più emanciparsi da monete e banconote.

Come si stanno comportando i vari Stati?

L’Australia è stato uno dei primi Paesi a introdurre l’isolamento obbligatorio durante questa pandemia: i turisti dovevano confinarsi in albergo per un periodo pari a 14 giorni, a proprie spese.

La strategia si è rivelata valida: per gran parte dell’inverno (estate in Australia) il numero di contagi si è mantenuto bassissimo. Alcuni virologi hanno approvato il metodo australiano e suggerito che dovesse essere applicato anche da altri Paesi, ma non tutti hanno messo a punto misure anti-contagio così rigide.

Per esempio, nel tentativo di dare una spinta al settore del turismo, il governo greco ha chiesto a sei isole greche (tra cui Creta, Corfù e Rodi) di mettere a disposizione i propri alberghi (considerati idonei in base a rigidi protocolli sanitari e ai servizi in camera offerti) per l’isolamento, a metà aprile, in cambio di 45 euro al giorno, più 15 euro per ogni camera vuota. In caso di tampone negativo o di vaccinazione già avvenuta, non verrebbe richiesto l’isolamento. In questo modo, la Grecia potrebbe essere uno dei primi Stati europei ad accettare visitatori da qualsiasi parte d’Europa, e altre nazioni potrebbero seguirla a ruota.

Sul versante opposto della questione, la Commissione europea ha richiesto all’Irlanda di adottare misure meno restrittive. Al momento vigono le regole introdotte a marzo, che obbligano i visitatori provenienti da diversi Stati europei a osservare un isolamento in hotel lungo fino a 14 giorni, al prezzo di circa 2000 €. Il tentativo del governo irlandese è quello di impedire la diffusione del contagio all’interno dei confini del Paese, mentre la Commissione europea teme che questi provvedimenti infrangano le leggi sulla discriminazione e sulla libertà di movimento.

Le quarantene in albergo saranno per sempre?

Se la sola idea ti sconcerta, non temere: non devi preoccuparti più di tanto della durata di questi provvedimenti. Con l’avanzare delle campagne di vaccinazione, ci sarà sempre meno bisogno degli isolamenti in hotel, specialmente nei Paesi con una strategia di immunizzazione ben pianificata e ben seguita.

D’altra parte, una campagna vaccinale portata avanti in modo differente a seconda degli Stati fa sì che la diffusione del virus sia sempre probabile, con l’aumentare degli spostamenti, e ciò rende necessari gli isolamenti.

Insomma, nei prossimi anni gli hotel destinati alla quarantena potranno ancora essere in qualche modo realtà. Dipende dal modo in cui si riuscirà a far fronte a questa pandemia, a livello globale.

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