Stupro Firenze, carabiniere condannato: "sono innocente"
Stupro Firenze, carabiniere condannato: “sono innocente”
Cronaca

Stupro Firenze, carabiniere condannato: “sono innocente”

Marco Camuffo

Marco Camuffo, dopo la condanna in primo grado per lo stupro a Firenze di una studentessa americana, ammette: "Errore imperdonabile".

“Quella sera è il più grande rammarico della mia vita” confessa Marco Camuffo, il carabiniere condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere per lo stupro di una studentessa USA, avvenuto a Firenze nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017. Il militare ribadisce però che “il rapporto fu consensuale e consapevole”.

Carabiniere condannato: non fu stupro

La sentenza pochi giorni fa. Giovedì 11 ottobre, dopo due ore di camera di consiglio, il 48enne Marco Camuffo, l’appuntato dei carabinieri accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una studentessa americana, è stato condannato con rito abbreviato a 4 anni e 8 mesi. Lo stupro è avvenuto a Firenze, nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017. Pietro Costa, l’altro carabiniere indagato nella vicenda sempre per violenza ma su un’altra studentessa USA, è stato invece rinviato a giudizio. Il militare ha scelto infatti di difendersi con rito ordinario.

“Quella sera è il più grande rammarico della mia vita, ci penso giorno e notte.

Ovvio che non rifarei niente di quello che è accaduto dopo la chiusura dell’intervento al Flo” ammette Marco Camuffo in un’intervista a La Nazione. “Ribadisco quello che ho sempre detto fin dal primo momento e cioè che il rapporto fu consensuale e consapevole. – afferma nuovamente il carabiniere – Confido nell’autorità giudiziaria e spero di poter dimostrare un giorno la mia innocenza nei successivi gradi di giudizio. Per il resto, non so davvero cosa dire se non chiedere perdono a tutti”.

“Come più alto in grado avrei dovuto dire di no alla richiesta del collega. – sottolinea Camuffo – Ho violato la consegna, trasgredito ai miei doveri come militare. Ho un dolore immenso per aver cagionato tanto imbarazzo all’Arma e so che si tratta di errori imperdonabili“. “L’unica cosa che potevo fare, per quel che può valere, era assumermi almeno le mie responsabilità, cosa che ho fatto immediatamente, – assicura – due giorni dopo davanti alla magistratura ordinaria e una settimana dopo davanti a quella militare”.

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