Marco Vannini, gli infermieri intervistati a Le Iene
Marco Vannini, gli infermieri: “Ci impedirono il soccorso”
Cronaca

Marco Vannini, gli infermieri: “Ci impedirono il soccorso”

Marco Vannini
Marco Vannini

"Avrei voluto fare di più se me lo avessero concesso, ma siamo stati ingannati", così ha detto ai microfoni de Le Iene uno degli infermieri

Dopo la riduzione di pena ad Antonio Ciontoli, i familiari di Marco Vannini hanno reagito con durezza alla sentenza d’appello per la morte del ventenne di Cerveteri, morto a casa della fidanzata. Grida di protesta e tessere elettorali strappate hanno accompagnato la lettura della sentenza. E’ stata questa la comprensibilissima reazione della famiglia e degli amici del giovane presenti in aula. “È una cosa vergognosa. È uno schifo. La giustizia non è uguale per tutti”. ha gridato mamma Marina. “La vita di Marco non può valere cinque anni. Dove sta la Legge? Aveva il futuro davanti”, ha fatto eco il padre. “Venduti, non c’è Stato per Marco”, sono le urla di amici e parenti prima di essere allontanati dall’aula della Corte d’Appello.

All’indomani della sentenza, Le Iene sono intervenute nel caso Vannini, per fare luce e portare chiarezza in una storia dai contorni tragici e di drammatica crudeltà. Sono intervenute per fare giustizia laddove lo Stato si è dimostrato assente, laddove un’ingiusta giustizia ha decreto la fine del caso.

Marco Vannini, nuove rivelazioni

Marco è morto a casa della fidanzata Martina Ciontoli a Ladispoli.

Per la sua morte la sentenza d’appello ha visto la riduzione della pena da 14 a 5 anni per il papà di Martina. Inevitabile la rabbia della famiglia di Marco e l’indignazione di tanti.

Come ricorda la testata online Leggo, i due infermieri, Ilaria e Christian, hanno raccontato i momenti terribili passati dentro quella villetta nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015. Il ricordo rimane indelebilmente impresso nelle loro menti e hanno deciso di rivelare l’accaduto ai microfoni de Le Iene.

Gli infermieri a Le Iene

Avrei voluto fare di più se me lo avessero concesso, ma siamo stati ingannati“. Comincia così il racconto di Ilaria, che prosegue: “Siamo scesi dall’ambulanza e ho chiesto a Martina cosa fosse successo. Lei mi ha detto di essere appena arrivata”. Poi l’incontro con Antonio Ciontoli, che le avrebbe parlato di un ragazzo colto da un attacco di panico. Al colpo di arma da fuoco nessuno accennava.

Stando a quanto rivelato dai due infermieri, l’accusato, Antonio Ciontoli, avrebbe detto che con Marco stava scherzando su una partita di calcio quando è scivolato. “Si è ferito con un pettine a punta ed è stato poi colto da un attacco di panico”, avrebbe continuato il padre della fidanzata di Marco. Solo una volta giunti al Pronto Soccorso l’uomo parlò di uno sparo. “Abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava e che non si trattava di un attacco di panico, perciò abbiamo portato il codice da verde a rosso”, ha spiegato ancora Ilaria.

Tuttavia, ricordano perfettamente i due infermieri, quella ferita non sembrava il foro di un proiettile. “C’era un buchino piccolissimo, era pulito, quasi cicatrizzato, come una bruciatura di sigaretta. E Marco non era sporco di sangue“, continua l’infermiera.

Poi Christian e Ilaria ricordano che in quella drammatica notte non avrebbero potuto fare al meglio il proprio lavoro: “Nell’emergenza esiste la golden hour, nella quale se si raccolgono tutte le informazioni si agisce per tempo. Questo a noi però è stato impedito“.

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Asia Angaroni
Asia Angaroni 1153 Articoli
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.